Domani i funerali di Antonio Dedè, l’ex sacrestano è morto a 105 anni
Antonio Dedè con la moglie Graziella festeggiato dalla banda di Lodi

Giovedì a Lodi i funerali di Antonio Dedè, l’ex sacrestano è morto a 105 anni

Era l’uomo più anziano della città. Si è spento in casa lunedì sera

Cristina Vercellone

Saranno celebrati giovedì mattina alle 9, nella chiesa di San Gualtero, i funerali dello storico sacrestano dell’Incoronata. Antonio Dedè se n’è andato lunedì sera, all’improvviso, poco dopo cena, nel suo letto della casa di via della Tovaiera, a San Grato. Dedè aveva 105 anni compiuti lo scorso ottobre ed era l’uomo più anziano della città. A lui non piaceva, a dire il vero, essere definito “anziano”, e nemmeno “vecchio”. Poco tempo fa si era lamentato di questa descrizione uscita sui giornali. “Mi - aveva detto alle figlie Tata e Anna - son no vegg, son adrè a diventà vegg...”.

Ieri mattina, alle 9, a recitare una preghiera con la moglie Graziella Fiorentino, uscita apposta e temporaneamente dal reparto di riabilitazione dove è ricoverata a causa della rottura del femore, sono stati il vescovo monsignor Maurizio Malvestiti e il vicario generale don Bassiano Uggè.

Dedè era nato il 28 ottobre del 1914, a Cadilana, da mamma e papà contadini, che avevano dato alla luce 7 figli. Da giovane Dedè aveva aiutato papà in campagna. Aveva girato tutte le cascine intorno a Cadilana prima e a Montanaso poi. Ogni anno, a San Martino, la famiglia raccoglieva i suoi fagotti e traslocava. Poi è arrivato il tempo di guerra. Ha preso il diploma di infermiere, all’ospedale di Baggio, e poi è stato inviato ai confini con la Francia, in Albania, Jugoslavia, Grecia. Come infermiere era sempre in prima linea per assistere e guarire i mutilati di guerra. Spesso Dedè raccontava di quel 27 settembre 1943, a bordo della nave Diocleziano che andò a fondo, sotto le bombe dei tedeschi. A bordo c’erano 700 soldati. La nave andava giù, ma lui non sapeva nuotare. Così un ufficiale gli disse di lanciarsi in mare e grazie a una trave di legno, quasi come in un film, lo salvò.

Fu a Giovinazzo, sempre durante il militare, invece, che incontrò la sua Graziella. Fu amore a prima vista e, ormai 74 anni fa, convolarono a nozze. A rendere noto Dedè in città è la sua attività di custode e guida, del Duomo prima, dal 1957 al 1964 e dell’Incoronata poi. Il suo era un impiego a tutti gli effetti, che dava da vivere a lui, alla moglie e ai suoi 3 figli, Giuseppe, Tata e Anna. Lavorava 7 giorni su 7 e aveva 15 giorni di ferie all’anno. Apriva e chiudeva la chiesa, teneva pulito, sorvegliava i tesori e guidava le comitive di visitatori.

Pur non sapendo molto, all’inizio di arte e Rinascimento, studiò e diventò, in poco tempo, uno dei maggiori esperti dello scrigno d’oro della città. Tanto studiò che fece addirittura da assistente a 3 studenti che stavano redigendo la tesi di laurea sul Rinascimento. Durante i suoi anni di custode nel tempio civico della città, Dedè fece da guida a personalità d’eccezione come re Baldovino del Belgio, nel 1964. Scoprì che era lui solo quando vide la firma sul librone. Trasecolò. «È stato molto bravo», disse il re, e poi rivolto al sindaco Antonio Montani: «Ma dove l’avete trovato?». «È caduto dal cielo», rispose sorridendo il sindaco. Dedè fece da guida persino a Sophia Loren arrivata in città nel 1971, insieme ad Adriano Celentano, per girare il film “Bianco, rosso e...”. La Loren fu molto soddisfatta delle spiegazioni del suo Cicerone, così ringraziò Dedè con una sua foto autografata.

Dopo la cerimonia funebre, celebrata da don Uggè, la salma sarà sepolta a Montanaso. «Lì - diceva lui, alludendo al loculo - ho la mia villa».

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