Inseguimento con la polizia, condannato a venti mesi
L’incidente con la Volante sul ponte dell’Adda (Ribolini)

In fuga con tuffo in Adda a Lodi: condannato il 30enne ma ormai è latitante

L’uomo era stato salvato da uno dei due poliziotti intervenuti

Carlo Catena

Il tribunale di Lodi ha condannato per rito abbreviato R.A., il marocchino di 30 anni che lo scorso 26 ottobre, al termine di un inseguimento da parte dei carabinieri iniziato a Pandino e durato quasi mezz’ora, al volante dell’Alfa Romeo della fidanzata di San Giuliano si era bloccato all’improvviso sul ponte dell’Adda a Lodi - dopo aver sorpassato numerose auto ferme al semaforo - ed era stato tamponato da una volante, con due agenti che erano rimasti seriamente contusi. Nonostante lo schianto, era uscito di corsa a piedi dall’auto e si era buttato nell’Adda. Qui, vedendo che stava per annegare, uno dei due poliziotti si era tuffato e l’aveva riportato esanime a riva, dove con l’altro agente avevano praticato massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca.

Il giovane era poi rimasto in ospedale per insorte problematiche renali, e aveva ottenuto gli arresti domiciliari, ma dopo alcuni giorni si era reso irreperibile. Ed è latitante.


La difesa, affidata allo studio dell’avvocato milanese Debora Piazza, ha contestato punto su punto le accuse di violazione del codice della strada, in particolare l’omissione di soccorso, «perché non si poteva rendere conto che gli agenti fossero feriti, dato che l’hanno inseguito a piedi», l’aver provocato l’incidente e la guida sotto l’effetto di droga, «perché la sola presenza di tracce nel sangue non significa che il conducente sia ancora sotto l’effetto».

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