A Tavazzano scatta la “rivolta” per salvare il cedro secolare
Il cedro di via Dante a Tavazzano

A Tavazzano scatta la “rivolta” per salvare il cedro secolare

Iniziativa di Primavera Civica, sui social è boom di foto suggestive

Rossella Mungiello

«Giù le mani dal cedro». A Tavazzano è stato questo il ritornello più diffuso del fine settimana. Perché la decisione di abbattere l’albero centenario all’incrocio tra via Dante e la via Emilia, tra il municipio e la scuola, ha suscitato in molti rabbia e indignazione e i social si sono riempiti di suggestive immagini dell’albero. A prendere posizione duramente è la lista di minoranza Primavera Civica, guidata da Alessandra Gobbi e rappresentata in consiglio anche da Emilio Pietraforte. «Apprendiamo dal giornale la notizia della condanna a morte del cedro secolare dell’area verde di via Dante - dicono i consiglieri -: una notizia inattesa, un vero fulmine a ciel sereno che ci lascia sbalorditi, dato che dalla maggioranza non è trapelata alcuna avvisaglia».

I consiglieri Gobbi e Pietraforte aggiungono poi che «dall’articolo l’agronomo sembra aver basato la propria perizia solo sull’osservazione visiva e non strumentale», da qui la richiesta di interrompere l’iter. Stoppare l’esecuzione del taglio, dunque, già fissata per la giornata di venerdì, al termine delle lezioni della scuola, e «prendere una decisione consapevole solo dopo aver effettuato una prova di carico e una prova statica. Se la motivazione dell’abbattimento è dovuta solamente ai costi di manutenzione, ritenuti eccessivi, da oggi intraprenderemo qualsiasi azione volta a coinvolgere la cittadinanza per tutelare il grande cedro, memoria di più generazioni che a quell’albero hanno confidato segreti, dolori e speranze».

Insomma, la sintesi di Primavera Civica è netta («giù le mani dall’albero, senza una comprovata verifica tecnico-strumentale») e proprio quel “giù le mani dal cedro” si sta diffondendo anche come hashtag sui social, insieme a immagini del grande esemplare cresciuto vicino alla scuola.

Troppo, secondo il tecnico che ha firmato la perizia e che ha classificato l’esemplare come X4, «albero di scarso valore ornamentale, con anomalie strutturali del legno e difetti di forma», prescrivendo l’abbattimento «in quanto le operazioni di cura, controllo e monitoraggio sono antieconomiche e comunque non risolutive». Anche l’ex sindaco di Tavazzano con Villavesco Giuseppe Stroppa è tra coloro che hanno alimentato il dibattito social del fine settimana. «La domanda giusta da porre agli agronomi non è quanto è pericoloso, ma cosa bisogna fare per mantenere questo albero, e anche altri, al suo posto. Se davvero non c’è alcuna possibile soluzione, allora dobbiamo accettare questo dramma. Se invece, come sempre succede, abbattiamo gli alberi per rimuovere i problemi e risparmiare, non funziona. In epoca di cambiamenti climatici dovremo discutere quanti alberi mettere a dimora dopo gli abbattimenti di questa estate e degli anni precedenti, no se e con quali criteri abbatterne di nuovi».

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