Lodi come una «casa ospitale»
Il vescovo con i componenti del consiglio comunale (foto Borella

Il vescovo in consiglio comunale: Lodi come una «casa ospitale»

Martedì sera la visita di monsignor Malvestiti in Broletto

Lorenzo Crespiatico

Lodi come una «casa ospitale» che sappia includere tutti, al di là delle differenze: con queste parole il vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti ha portato i suoi saluti al consiglio comunale. Martedì sera, nell’ambito della visita pastorale alla città, la guida della diocesi ha fatto visita a palazzo Broletto, poco prima dell’inizio dei lavori del consiglio.

Dopo l’introduzione del presidente del consiglio comunale Eugenio Cerri, la parola è passata al sindaco Sara Casanova: «È una grande gioia darle il benvenuto in quest’aula dove sediamo in rappresentanza di tutti i cittadini. La città di Lodi è stata l’ultima ad essere toccata dalla visita pastorale, ovunque partecipata e sentita come una preziosa occasione di crescita per le nostre comunità cristiane».

Il sindaco ha quindi fatto riferimento all’importanza dell’azione politica per il bene comune: «La nostra città è in lenta ma continua crescita, con difficoltà e bisogni che evolvono rapidamente. Abbiamo la necessità di dare una risposta a tutto ciò, sebbene le risorse e le problematiche a volte non ci permettono di operare come vorremmo. La nostra è una comunità operosa e tenace, che ha fatto del volontariato il suo punto di forza, per garantire il sostegno alle proprie componenti più deboli. Il confronto con le comunità parrocchiali è stato un segno di concreta vicinanza a tutte le componenti della società. Ci auguriamo di camminare a passi decisi sulla ripresa del cambiamento, migliorando ogni giorno e lasciando trasparire correttezza e serietà, per dimostrarci degni della fiducia dei cittadini».

La parola è quindi passata al vescovo, che si è presentato come successore del fondatore e primo pastore della chiesa di Lodi: «Antiche radici tuttora feconde costituiscono l’eredità e l’identità comuni e ispirano il perseguimento del bene, che è sicuro se nessuno esclude, nella condivisione seria dei doveri per fruire di ogni buon diritto in coesione e pace».

Un augurio, accompagnato dalla preghiera «il regalo più vero», come l’ha definito. «Mi sta a cuore quella positiva laicità che consente a ciascuno di essere sé stesso, con il proprio patrimonio di idealità» - ha aggiunto - e si è riferito alle parrocchie, che promuovono lo spirito di cittadinanza andando incontro ai più deboli. Ha poi sottolineato l’importanza dell’inclusione dei «nuovi arrivati», i quali «danno respiro al nostro contesto, che si dibatte nella cosiddetta trappola demografica, la costante diminuzione delle nascite incapace di invertire la tendenza». La politica, per il vescovo, non deve dimenticarsi dei più giovani: «Lavoro, educazione, cultura, tempo libero, famiglie e giovani, con la scuola che è plurale come la società, e la solidarietà troveranno la diocesi pronta a tendere la mano alla municipalità a tutela della qualità della vita per seminare un promettente futuro». Si sono quindi susseguiti i saluti di tutti i capigruppo in un clima di rispetto e cordialità.

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