In fin di vita, ma sereni, i malati lodigiani protagonisti del filmato “Vita ai giorni”
I malati terminali ripresi dai fotografi dell’agenzia Photo Aid nella rete di relazioni con i famigliari e l’unità di cure palliative, all’interno del cortometraggio “Vita ai giorni”

In fin di vita, ma sereni, i malati lodigiani protagonisti del filmato “Vita ai giorni”

Un progetto dell’unità di Cure palliative di Lodi, per sensibilizzare le persone

Cristina Vercellone

Lodi

Aveva visto le persone morire all’improvviso sotto le bombe, in Bosnia e in Kosovo. Ma di entrare nelle case dei malati terminali non gli era mai capitato. Michele Cazzani, originario di San Donato Milanese, fotografo dell’agenzia Photo Aid insieme a Nicola Demolli Crivelli, nonostante il compito fosse arduo, ha accettato di farlo. E ha fatto bene. Le sue immagini sono finite nel cortometraggio del progetto ”Vita ai giorni” dell’unità di cure palliative dell’Asst di Lodi, un servizio che assiste 600 pazienti all’anno, metà in hospice e l’altra metà a domicilio, e che lo scorso aprile è stato selezionato tra 125, insieme ad altri 9, come modello che può fare scuola in Lombardia.

«Cazzani - spiega il primario del reparto Diego Taveggia - è mio amico dall’infanzia. Quando ha sentito le storie dei nostri malati e ha capito quello che facciamo, ha detto subito “Queste storie meritano di essere raccontate”. Abbiamo aspettato, un po’, ma il momento adesso è arrivato».

Cornelio con l’infermiera Antonella, foto agenzia Photo Aid

«Sono venuto a Lodi a marzo a fare un sopralluogo - spiega Cazzani, primo fotografo di Emergency, barba un po’ selvaggia e occhi empatici, come il suo obiettivo -, ho fatto degli scatti all’hospice di Casale. “Si può fare un lavoro coinvolgente”, ho pensato.”Tu non hai visto nulla”, mi ha detto Diego. Entrare nelle case delle persone è stato sorprendente. Io amo questo lavoro perché incontro la gente e raccolgo storie. Sono rimasto a Casale 5 giorni. Alloggiavo dai frati cappuccini, per cercare di entrare nella dinamica di quello che succede. Per me il medico guarisce, rimette in salute i malati. Quando Diego mi ha detto “Io non cerco di guarire nessuno”, sono rimasto sbalordito. “Il tuo mestiere allora è svilente, non fai neanche il medico”, ho pensato. Poi ho capito che nel suo lavoro c’è la cura della persona in termini di umanità».

«Il primo giorno sono entrato in casa - racconta il fotografo - due coniugi stavano sfogliando il loro album di matrimonio, io mi sono messo a parlare del mio. Alla fine ci siamo abbracciati come se l’avessimo sempre fatto. Man mano che incontravo persone capivo che loro affrontavano la morte quasi senza paura. Mi è venuto in mente il confronto con la disabilità. Io ho fatto il fotografo per le paraolimipiadi di Atlanta, Sidney, Torino. Anche gli atleti affrontavano le gare e la disabilità senza paura. “Accetto di farmi riprendere magro e in pigiama - si è confidato un paziente - perché so di aiutare qualcuno”».

Immagine scattata dai professionisti dell'agenzia sociale Photo Aid per il progetto “Vita ai giorni”

Il filmato, realizzato con Ivan Carozzi e Alessandro Bianchi, arriva dritto al cuore. «Personalmente - spiega lo psicologo dell’Asst Giulio Costa - mi ha colpito la vicenda dei coniugi arrivati dalla Sicilia, soli, senza figli.Quando ci chiamavano non era quasi mai per un sintomo, avevano solo bisogno di parlare perché noi eravamo la loro famiglia. Mi è capitata anche la storia di un’altra paziente che viveva delle relazioni parentali molto burrascose. Era preoccupata che andandosene lei la conflittualità tra il padre e il figlio peggiorasse.Facendo arteterapia, insieme e partecipando a questo progetto fotografico, invece, è incredibile, ma i conflitti si sono risolti. Significative, nel filmato, sono le immagini della paziente ricoverata in hospice; il nipote si è appena laureato e nella stanza si trovano a festeggiare tutti insieme: il giovane con la corona di alloro in testa,i parenti, gli amici e persino il cane sdraiato nel letto sulla pancia della sua padrona».

Il progetto “Vita ai giorni”, finanziato dalla Fondazione della Banca popolare di Lodi e fortemente voluto dal presidente Duccio Castellotti, è stato presentato ieri , nello spazio arte della Bipielle, alla presenza del vicario generale monsignor Bassiano Uggè, del prefetto Marcello Cardona, del sindaco Sara Casanova e della consigliera regionale Patrizia Baffi. «Abbiamo scelto il mondo visual e dei social - ha detto il direttore generale dell’Asst Massimo Lombardo, sentendosi orgoglioso del servizio cure palliative di Lodi, un’eccellenza della sua azienda - per entrare anche nei cuori dei giovani, spesso distanti da questi temi».

Per vedere una parte (per ora) del filmato è possibile collegarsi al sito www.vitaaigiorni.it, entrando anche attraverso il profilo Facebook “Progetto vita ai giorni”. Attraverso la pagina web si possono anche fare delle donazioni per sostenere le cure palliative. Il prossimo passo di questo progetto di sensibilizzazione è la pubblicazione di un libro con tutte le fotografie e l’allestimento di una mostra.

Leggi l’articolo sull’edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola martedì 19 novembre 2019

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