Ex alunno del Gandini svela i segreti del cielo: il ferro determina la velocità della stella madre
L’astrofisico Francesco Borsa davanti al telescopio del Cile frequentato spesso per i suoi studi

Ex alunno del Gandini di Lodi svela i segreti del cielo

Le ricerche del 36enne Francesco Borsa che lavora per l’Inaf

È la presenza del ferro a influenzare la velocità radiale della stella madre durante il transito planetario. A scoprirlo è stato il 36enne Francesco Borsa, astrofisico di Lodi ed ex studente del liceo scientifico Gandini. Borsa ha scoperto quanto sia importante la presenza del ferro sull’esopianeta Kelt - 9b. È il ferro, infatti, hanno visto lo scienziato lodigiano e il suo team, a influenzare le velocità radiali della stella madre, fino ad ora inspiegabilmente discordanti dalla teoria. Ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) Borsa è il primo relatore dell’importante scoperta scientifica che rientra nell’ambito dello studio delle atmosfere degli esopianeti e che è stato pubblicato sulla rivista di settore “Astronomy e Astrophysic”. Borsa si è laureato in astrofisica e fisica dello spazio alla Bicocca e ha conseguito il dottorato in astronomia astrofisica all’osservatorio di Brera dove attualmente lavora per l’istituto nazionale di astrofisica.

«Se il pianeta è molto caldo, si forma una pioggia di ferro allo stato gassoso che arriva negli strati più bassi dell’atmosfera. Quando piove, piove ferro anche sulla terra - spiega -. Noi abbiamo scoperto che il ferro influenza la misura della velocità radiale della stella madre durante il transito planetario. Misurando quindi le velocità radiali possiamo capire se su un pianeta è presente o no il ferro. Possiamo anche capire se i pianeti così caldi si sono formati vicino alle stelle o si sono avvicinati fluttuando verso la stella». Borsa e il suo team sapevano già della presenza del ferro nell’atmosfera bollente di Kelt -9, «quello che abbiamo capito è che la colpa delle velocità radiali discordanti con la teoria era proprio da attribuire all’atmosfera calda del pianeta».

Le stelle e la curiosità dell’ignoto hanno sempre affascinato Borsa fin dall’infanzia. «Forse - ammette - era la curiosità verso l’ignoto che mi piaceva. Avevo in camera il poster che aveva anche Fox Mulder di X-Files, quello con la scritta “I want to believe” con il disco volante. E diciamo che alla fine il mio lavoro, che consiste nello studio delle atmosfere dei pianeti extrasolari, è forse anche ciò che più di vicino c’è alla ricerca degli alieni. Nelle mie ricerche mi sono sempre occupato di caratterizzare i sistemi planetari extrasolari, per capire quanto sia unico il sistema solare, andando pian piano a specializzarmi sulla caratterizzazione delle loro atmosfere. L’obiettivo finale che spero di raggiungere è trovare nelle atmosfere di pianeti simili alla terra un “biomarker”, cioè un segnale della presenza di vita».

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