L’ingegnere che fa bere la gente assetata d’Africa
Da sinistra Soffientini, Ravera, Di Giulio e Ferrari durante la serata Ucid

L’ingegnere che fa bere la gente assetata d’Africa

Matteo Ferrari ha costruito 23 pozzi in Malawi, uno dei paesi più poveri del mondo

L’acqua è il bene più prezioso per l’umanità intera: lo sa bene l’ingegnere Matteo Ferrari, che con il progetto il Pozzo dei desideri ha costruito 23 pozzi in Malawi, dai quali più di 12mila persone oggi possono bere acqua pulita.

Ferrari, consulente aziendale client partner in Atos Italia, è stato chiamato come relatore dell’incontro mensile di Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti), tenutosi lunedì al ristorante Isola Caprera. «Il Malawi ha un grande lago, che occupa il 20 per cento superficie del paese, ma ha grossissimi problemi di approvvigionamento idrico - ha raccontato Ferrari -: l’obiettivo principale è fornire acqua ai villaggi più remoti del paese, che è stabilmente uno dei più poveri al mondo per Pil pro capite».

Il progetto di Ferrari, originario di Padova, è nato nel 2014, quando il consulente aziendale decise di fare un viaggio di volontariato in un paese dell’Africa: «Sono partito con lo zaino in spalla nell’agosto del 2014: quell’esperienza per la mia vita è stata una frontiera tra il prima e il dopo - ha proseguito Ferrari -. Sono rimasto lì un mese, restando colpito a livello emotivo da ciò che avevo vissuto ma rendendomi conto di aver fatto davvero poco: tornato in Italia mi sono proposto di fare qualcosa di concreto e di duraturo. Ho pensato a un pozzo, perché è un’opera abbastanza semplice ma che ha un’utilità vitale e una durata potenzialmente infinita».

Ferrari ha lanciato così una campagna di raccolta fondi, riuscendo a costruire due pozzi nell’anno successivo, arrivando infine a costruirne 23. Ferrari è anche un appassionato di fotografia: le sue immagini sono state selezionate ed esposte all’ultimo Festival della Fotografia Etica di Lodi: «Nel 2017, quando sono tornato per l’ennesimo viaggio in Malawi, mi sono posto come obiettivo di portare a casa diverse immagini che raccontassero la mia esperienza e aiutassero a diffondere la conoscenza del progetto. Scatto in bianco e nero in maniera che i colori non distraggano dal soggetto rappresentato».

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