Con la mossa di Renzi è più complesso navigare per Conte

di Stefano De Martis

La politica italiana non trova pace. Dopo un’estate burrascosa con un’inedita crisi d’agosto, il secondo governo Conte ha fatto appena in tempo a insediarsi che si è ritrovato subito a fare i conti con l’emersione di un nuovo soggetto politico, “Italia viva”, per ora solo a livello parlamentare, ma con molte ambizioni per il futuro. Vero è che Matteo Renzi si è affrettato ad assicurare l’appoggio dei suoi gruppi al nuovo esecutivo, alla cui nascita aveva dato un contributo tatticamente decisivo nel corso della crisi aperta dall’altro Matteo, il leader leghista Salvini.

Del resto, “Italia viva” ha bisogno di tempo per diffondersi e radicarsi e ha tutto l’interesse alla prosecuzione fisiologica della legislatura, tanto più che potrà incidere sulle scelte del governo – che necessita dei suoi parlamentari per conservare la maggioranza – e condizionare anche l’elezione del Presidente della Repubblica all’inizio del 2022.

Pur con questo vincolo di fondo, tuttavia, non ci vuole molto per immaginare che la navigazione del Conte II sarà ancora più complessa di quanto fosse già possibile ipotizzare prima della mossa di Renzi. Mossa largamente prevista nella sostanza ma non nei tempi, un po’ come per la decisione di Salvini di far saltare l’alleanza giallo-verde.

Si possono fare mille ragionamenti e congetture i entrambi i casi, ma quando la politica è fortemente personalizzata resta sempre un margine sfuggente che riconduce in ultima analisi alla “solitudine” del leader.

Non è un problema di psicologia dei protagonisti, però, se la politica italiana non riesce a trovare un minimo di stabilità. Le cause sono ovviamente molte e di diversa natura, ma ce n’è una che attiene proprio alla struttura del sistema e riguarda la mancanza di una politica di “centro”.

Di una politica, cioè, il cui obiettivo sia la costante ricerca di un punto di equilibrio tra spinte e interessi in partenza divergenti, equilibrio da conseguire in modo dinamico, recuperando in modo alto la pratica nobile della mediazione.

Non è detto che questa politica debba corrispondere a uno specifico soggetto politico – un “partito di centro” – ma la sua importanza è fondamentale per il funzionamento di una democrazia rappresentativa.

Si governa “dal centro”, sono soliti dire gli studiosi di scienza politica, anche quando il sistema è bipolare, nel senso che ciascuno dei due poli per ottenere e mantenere un consenso maggioritario dovrebbe essere costretto ad abbandonare le posizioni più estreme. In Italia (e per la verità non solo in Italia) è avvenuto il contrario.

Il tentativo di costruire una matura “democrazia dell’alternanza” tra centro-destra e centro-sinistra ha avuto come esito finale un bipolarismo estremizzato, in cui ciascuno dei due poli ha visto prevalere le posizioni più radicali. Una condizione che non può durare nel tempo.

Non è casuale che il secondo governo Conte, nato come reazione a un tentativo di forzatura a destra, si sia coagulato intorno alla figura di un presidente del Consiglio che ha edificato la propria popolarità su un profilo pubblico dichiaratamente moderato, a cominciare dai toni. Lo spazio politico aperto “al centro” dello scenario politico resta comunque molto ampio e la repentina mossa di Renzi rappresenta un tentativo abile di occuparlo prima di altri. Soltanto i fatti potranno dire se si tratta di un tentativo velleitario e strumentale o di una scommessa realistica utile per il Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.