Suicidio assistito, a decidere non sia la Corte Costituzionale

di Giovanna Pasqualin Traversa

Mancano pochi giorni all’udienza pubblica della Corte costituzionale sul suicidio assistito, in programma il prossimo 24 settembre. L’appello del cardinale Bassetti e delle associazioni convocate a Roma lo scorso 11 settembre, e le due mozioni presentate in Senato per chiedere una discussione urgente.

A rivolgere un appello al Parlamento a non abdicare alla propria funzione legislativa e ad avviare un dibattito in materia di suicidio assistito “che potrebbe indurre” la Corte costituzionale a “concedere un tempo supplementare” era stato il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo lo scorso 11 settembre all’incontro di riflessione “Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?” promosso a Roma dal Tavolo famiglia e vita istituito presso la Cei e al quale hanno partecipato oltre 70 associazioni.

L’evento, svoltosi a pochi giorni dal 24 settembre, data dell’udienza della Consulta che, salvo un estremo intervento legislativo, potrebbe dare il via libera al suicidio medicalmente assistito, si è concluso con un altro appello, quello rivolto formalmente dai partecipanti ai presidenti di Camera dei deputati e Senato della Repubblica, nonché a ciascun parlamentare, affinché «rappresentino alla Corte costituzionale la necessità che il prossimo 24 settembre l’udienza sia differita, atteso che disciplinare la vita e la morte e con esse la funzione e il senso stesso del Servizio sanitario nazionale sono questioni da inserire in un dibattito parlamentare ampio e consapevole».

L’appello elaborato dal Tavolo – di cui fanno parte Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici), Amci, Forum associazioni familiari, Forum sociosanitario, Movimento per la vita e Scienza & Vita – “è stato riproposto e condiviso da tutte le associazioni”, spiega Tonino Cantelmi, presidente Aippc, secondo il quale, «il discorso del presidente della Cei è sembrato a tutte le associazioni puntuale e preciso; ci ha confermato nel nostro impegno e ci ha offerto le linee guida di cui avevamo bisogno. Le sue indicazioni nette hanno avuto vasta eco in tutta Italia. Sul suo discorso abbiamo registrato la convergenza di diversi gruppi parlamentari; insomma ha costituito un elemento di sintesi di molte istanze». Di qui una precisazione: «Vorrei sgomberare il campo da equivoci: i cattolici hanno dimostrato la capacità di parlare ad una voce sola ma il discorso sul fine vita riguarda non solo i cattolici ma l’umano, riguarda l’intera società italiana».

«Stiamo incontrando moltissima attenzione e consenso trasversale tra le forze politiche. Abbiamo avuto contatti con diversi parlamentari», prosegue Cantelmi con riferimento alle due mozioni presentate in Senato perché la discussione venga posta d’urgenza all’esame di Palazzo Madama.

La “via più percorribile” indicata dal cardinale Bassetti e rilanciata dalle associazioni, quella di prevedere, oltre al rafforzamento delle cure palliative, una rimodulazione delle sanzioni previste per l’aiuto al suicido, «ossia un’attenuante in alcune circostanze, non intende legalizzare o depenalizzare in alcun modo questo atto che mantiene tutta la sua gravità – chiarisce Cantelmi – ma costituisce una graduazione in senso ‘umano’ dell’art. 580 del Codice penale adattandolo a queste nuove, e allora imprevedibili, evenienze.

Significa sanzionare l’aiuto al suicidio in modo diverso, secondo la sensibilità dei nostri tempi».

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