Banco Bpm, piano industriale in cantiere: tra le ipotesi meno filiali e un nuovo fondo
Giuseppe Castagna, amministratore delegato Banco Bpm

Banco Bpm, piano industriale in cantiere: tra le ipotesi meno filiali e un nuovo fondo

Scarso per ora l’impatto di Quota 100, nei prossimi anni continuerà la riduzione degli sportelli non remunerativi

Lorenzo Rinaldi

Meno sportelli e meno dipendenti. È questa la fisionomia che dovrebbe assumere nei prossimi anni Banco Bpm, almeno nella prospettiva “stand alone”. Orientamenti che, con l’obiettivo di contenere i costi, dovrebbero confluire nel prossimo piano industriale, chiamato a traghettare fino al 2023 la terza banca del Paese, che detiene tra gli altri il marchio Banca Popolare di Lodi. Sempre che, nell’arco di questo orizzonte temporale, non si concretizzi una nuova fusione con un altro istituto di prima fascia (si continua a parlare di Ubi Banca), che cambierebbe logicamente le carte in tavola.

Anche nel Lodigiano potrebbero essere soppresse filiali nei piccoli Comuni, dove la gestione non è remunerativa. E dunque è probabile che si ragioni sull’apertura di un nuovo fondo esuberi (meno filiali significa meno personale), in grado di raccogliere nuove adesioni e di “accontentare” eventuali dipendenti che avevano chiesto l’accesso allo scorso fondo esuberi ma ne erano rimasti esclusi.

La riduzione del personale è un processo che sta interessando tutte le banche del Paese e, pur rappresentando un costo nel breve periodo (il fondo esuberi va alimentato) permette risparmi sul lungo periodo.

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