«Faccio fatica a guardare il balcone, vedo ancora quel bimbo in bilico»
Angel, primo da sinistra, fotografato insieme alla sua famiglia

«Vedo ancora quel bimbo in bilico, faccio fatica a metabolizzare quei momenti»

«Non sono un eroe: spero quest’attenzione si plachi per stare tranquillo, tornare al mio lavoro e alla vita di tutti i giorni».

Stefania Soleto

«Mi sento un po’ confuso, non ho ancora avuto il tempo di stare solo e metabolizzare quello che mi è successo». Rivive quei momenti concitati Angel Micael Vargas Fernandez, il ragazzo che sabato mattina con il suo sangue freddo ha salvato un bimbo di 4 anni precipitato dal secondo piano di casa. La bufera mediatica intorno alla vicenda non si è ancora placata, ma il ventenne argentino rifiuta il ruolo dell’eroe: «Ho solo reagito d’istinto».. L’abbiamo incontrato nel piazzale della stazione di servizio Ip di Casalmaiocco. «Faccio fatica a guardare il balcone di quell’appartamento, piano piano dovrò togliermi dalla testa l’immagine del bimbo a penzoloni. Mi rincuora solo il fatto che tutto sia finito bene e che non ci sia più motivo di essere spaventati».

Hai già rivisto il bambino che hai salvato? «Sono andato a trovarlo in ospedale domenica. La mia famiglia e i suoi genitori si sono scambiati i numeri in modo da essere aggiornati sulle sue condizioni. Mi hanno ringraziato tanto, ma per me l’importante è che il bambino stia bene. Credo che lo rivedrò con più calma appena tornerà a casa».

La notizia del tuo gesto di coraggio si è diffusa davvero ovunque. Ti hanno chiamato anche dall’Argentina? «Si, nel mio paese la notizia si è diffusa quasi come qui in Italia. Mi hanno fatto sentire il loro calore anche a distanza».

In tutto questo clamore la gente è rimasta colpita dall’umiltà del ragazzo che ha subito rifiutato l’etichetta di “eroe”. «Si, non mi aspettavo succedesse tutto questo, con le interviste e le tv. Anche se in realtà sono contento di poter raccontare una storia a lieto fine. Spero però che quest’attenzione si plachi per stare tranquillo, tornare al mio lavoro e alla vita di tutti i giorni».


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