Sull’autonomia regionale della scuola è scontro aperto

di Corrado Sancilio

Che la scuola sia un campo di scontro tra posizioni diverse è cosa risaputa, ma che sia anche occasione per annunciare un regolamento di conti in sospeso, questa pur non essendo una novità, rimane un dato che merita un’attenta riflessione.

Il recente convegno di Cernobbio a Villa d’Este si è rivelato un’ottima occasione per chiarire le idee tra i diversi esponenti politici impegnati ultimamente ad andare a ruota libera sull’autonomia regionale della scuola. Un argomento caldo che farà di questo autunno una stagione frizzante visto che le premesse ci sono tutte. E veniamo allo scontro in atto. La platea è di quelle che contano. Stiamo parlando del Forum Internazionale Ambrosetti dove si alternano, come relatori, i rappresentanti dei massimi livelli in campo imprenditoriale, politico, sociale e culturale.

Quest’anno il confronto a Villa d’Estesi si è focalizzato anche sulla regionalizzazione della scuola, un’ottima opportunità per meglio conoscere i diversi orientamenti di alcune Regioni. Par di capire che le Regioni del Nord ambiscano a gestire in proprio non solo l’organizzazione didattica, ma anche a differenziare, sulla base di esigenze territoriali, l’offerta formativa, gli stipendi del personale scolastico, la gestione diretta dei concorsi, il contributo alle scuole paritarie, a utilizzare in modo autonomo il contributo per il diritto allo studio anche in ambito universitario, ad articolare, indipendentemente dalle indicazioni nazionali, il processo di alternanza scuola-lavoro.

Come si vede tutti temi delicati su cui è facile immaginare a quale livello può elevarsi lo scontro politico, al momento fermo a proclami sostenuti da un vivace confronto dialettico. Ma siamo alle prime schermaglie. Si sono confrontati tra loro Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Stefano Bonaccini presidente dell’Emilia Romagna e Vincenzo De Luca presidente della Regione Campania.

Tre posizioni tra loro diverse ed espressione di tre diversi modelli di regionalizzare la scuola. Per il governatore della Lombardia il problema dell’autonomia regionale scolastica di per sé non esiste poiché sancito dalla sentenza n°13 della Corte Costituzionale del 2004 in base alla quale «il compito di organizzare la scuola può essere demandato alle Regioni». Un incipit che consente al presidente Fontana di alzare l’asticella della discussione fino a dire senza tanti preamboli che «se dovessero dire di no faremo una legge nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale».

È un punto di vista che non lascia spazio ad alcuna interpretazione. O si fa secondo i dettami resi noti dagli ermellini del Palazzo di Giustizia o si andrà avanti con i consiglieri di Palazzo Lombardia.

Un pensiero che contrasta con quello più soft della Regione Emilia Romagna con il presidente Bonaccini impegnato a precisare che all’Emilia Romagna non interessa avere personale da gestire direttamente perché «a me - parole del Governatore - di avere insegnanti dipendenti della Regione non me ne può fregar di meno»(sic!).

A Bonaccini interessa occuparsi soprattutto della formazione professionale dei dipendenti della scuola, del fabbisogno del personale al fine di garantire un regolare avvio dell’anno scolastico. Un po’ più articolata, apparentemente light, la posizione del governatore della Campania Vincenzo De Luca impegnato a Cernobbio a chiarire il concetto di autonomia vista e sentita come occasione per sburocratizzare le procedure e fare cose utili alla comunità e alle imprese. Per De Luca «l’importante è non toccare la scuola pubblica e difendere le ragioni del Sud». Passando poi all’argomento nel suo specifico contenuto per il Governatore campano «la regionalizzazione della scuola non esiste e non si farà mai, perché non possiamo avere scuole di serie A e scuole di serie B».

Questo è il clima che si è respirato a Cernobbio su questo tema. Mentre i Governatori si scannavano al Forum di Cernobbio sul Lago di Como, contemporaneamente il neo ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, si adoperava a spargere sale sulla ferita al DigithOn di Bisceglie sull’Adriatico. Per Boccia sull’autonomia «non possiamo permetterci compromessi al ribasso o peggio ancora sbagliati quando si parla di scuola, né si può diventare ostaggi di una nuova propaganda politica» e guarda all’Emilia Romagna come una base di partenza.

Quello dell’autonomia regionale della scuola è un terreno di confronto alquanto spigoloso su cui si preannuncia una battaglia politica senza esclusione di colpi. Ogni governatore, espressione del proprio territorio, dice la sua, mostrando le ragioni atte a determinare la fondatezza di ciascuno. Se per uno è sinonimo di rispetto di prerogative costituzionali, per l’altro un’autonomia spinta in materia di istruzione rappresenta un serio attacco all’unitarietà della scuola pubblica, alla coesione nazionale. Lombardia e Veneto sono pronte ad andare oltre i limiti posti dalla dialettica politica per aggrapparsi a un processo di devoluzione in ordine alla sentenza della Corte Costituzionale.

Le Regioni del Nord rivendicano una maggiore autonomia differenziata a garanzia di una maggiore efficienza della spesa che fanno di queste regioni degli enti virtuosi a fronte di uno Stato centrale che spreca e dilapida. Tuttavia ragioni culturali consigliano una lettura più attenta laddove elementi distorsivi alimentano una competizione tra scuole fatta di caccia alle iscrizioni, di partecipazione a concorsi, di parametri valutativi come quelli dell’Invalsi che hanno dato una spallata a un sereno clima di studio in un contesto educativo.

Per concludere sarebbe opportuno cogliere il meglio da ciò che consente di fare la riforma del Titolo V° della Costituzione, voluta peraltro dal governo D’Alema nel 2001 e comunque per dirla come Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso «Facciàn nui quel che si può far per nui».

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