Il procuratore di Lodi: «Perché tutti quei morti?»

Chef di Casale ucciso, le piste aperte

La polizia di New York è chiamata a dare ancora molte risposte sul dramma

«Mi domando perché quella donna sia rimasta per tre giorni in una camera con un cadavere quando negli altri due precedenti episodi contestati se n’era semplicemente andata». È una delle domande che, da consumato investigatore, si pone il procuratore della Repubblica di Lodi di fronte alle informazioni che arrivano dagli organi di stampa e dall’ufficiale di collegamento dell’Interpol che già in più occasioni ha parlato con la polizia a New York.

«Il nostro è un fascicolo conoscitivo, l’evoluzione della vicenda fa escludere che ci saranno un domani le ben precise condizioni di procedibilità della procura di Lodi su questo caso - prosegue il magistrato -. Apprezziamo l’enorme impegno ed efficienza investigativa. Ma, per quanto finora è emerso e si può dire, questo è un caso che ha ancora bisogno di tante risposte». Per esempio: «Con tutti i sonniferi che esistono sul mercato, che bisogno avrebbe avuto questa donna di utilizzare sostanze così pericolose da uccidere almeno tre persone, solo per farle addormentare e derubarle?».
Domande alle quali la polizia di New York deve dare risposte. E su questo il procuratore aggiuge: «In America hanno una capacità tecnologica incredibile. Questo non è sinonimo di civiltà giuridica, sulla quale forse in Italia avremmo da insegnare».

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