Gli edifici che i turisti non possono perdere
Il seicentesco palazzo vescovile

Lodi, gli edifici che i turisti non possono perdere

In viaggio con il critico d’arte Tino Gipponi alla scoperta dei monumenti antichi e moderni

Greta Boni

La targa se ne sta lì, sopra le teste dei passanti. Inosservata, come del resto il palazzo, a cui nessuno bada più. Eppure, «lì è nata Ada Negri, nella stanzetta della portineria, poetessa e scrittrice oggi non tanto considerata, ma è stata fra i grandi della poesia del Novecento». Nei panni di Virgilio, a spasso per i palazzi più affascinanti della città del Barbarossa, c’è Tino Gipponi, che non ha bisogno di presentazioni. Critico d’arte e scrittore, è alla guida del Comitato scientifico che l’anno prossimo celebrerà con altre iniziative i 150 anni dalla nascita di Ada Negri.

Palazzi al top

Domanda a bruciapelo: quali sono i palazzi di Lodi che un turista dovrebbe ammirare a tutti i costi prima di andarsene? Il primo nome arriva senza esitazione: «Palazzo Barni, in corso Vittorio Emanuele». Facciata imponente di vero barocco. Le sale con gli affreschi tipiche delle nobili dimore settecentesche testimoniano l’importanza del committente, il conte Antonio Barni, che ne affidò la decorazione a Roberto De Longe e soprattutto a Sebastiano Galeotti. «È stata la sede di diversi scultori e pittori, come Gianni Vigorelli, Natale Vecchietti e Felice Vanelli, la prima mostra importante di Ettore Archinti è stata allestita qui». La famiglia Barni è imparentata con il vescovo di Piacenza Giorgio Barni, poi vescovo di Como, ricorda Gipponi.

E poi? «Il settecentesco palazzo Vescovile », ovvero la residenza storica dei vescovi di Lodi, «iniziato con il committente vescovo Mezzabarba, opera ritenuta dell’architetto pavese Giovanni Antonio Veneroni». Un’ala ospita il Museo diocesano d’arte sacra di Lodi, ricco d’oggetti d’arte (non solo) sacra.

Non può mancare palazzo Vistarini, in piazza della Vittoria, un’ala sopravvissuta del palazzo medievale della famiglia ghibellina Vistarini.

L’ultima scelta di Tino Gipponi, almeno per quanto riguarda gli immobili del passato, cade su palazzo Galeano, in corso Umberto, vicino al bar Motta, meno importante rispetto ai precedenti ma «da vedere per la facciata tardo barocca».

Spesso si cammina frettolosamente, non solo nel centro storico di Lodi, e non ci si accorge di certe opere guardando solo un po’ all’insù.

Tempi moderni

Con un balzo ai nostri giorni, tra gli edifici contemporanei, la scelta di Tino Gipponi cade su due stabili che - in modo diverso - hanno modificato lo skyline dei quartieri di Lodi: «La sede della Popolare, realizzata dallo studio di Renzo Piano, e la Torre Zucchetti, quest’ultima rifacimento dell’ex sede della Provincia, attualmente occupato dalle maestranze Zucchetti».

“Bipielle City”, caratterizzata da una piazza interna coperta da una tensostruttura in cavi di acciaio e vetro, è dedicata al fondatore della banca, l’avvocato Tiziano Zalli. Non è un caso che i corpi cilindrici del grande auditorium e dei caveaux rivestiti in cotto richiamino la forma dei silos, tipici della tradizione locale.

Il palazzo Zucchetti, in via Grandi, porta la firma di Marco Visconti, un grattacielo ristrutturato pienamente che sposa il risparmio energetico con l’innovazione tecnologica.

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