Arresti cardiaci, una strage Sopravvive l’8 per cento

Arresti cardiaci, è una strage

Nel Lodigiano colpiscono una persona ogni mille abitanti: sui 201 casi da ottobre scorso a oggi solo l’8 per cento è sopravvissuto

Un arresto cardiaco ogni mille abitanti. E ben 201 casi di lodigiani che ne sono stati colpiti, dall’ottobre scorso a oggi, di cui solo l’8 per cento è sopravvissuto.Sono i numeri drammatici che, ancora una volta, riportano l’attenzione sul tema della defibrillazione precoce e delle manovre salvavita. Una questione sulla quale il Lodigiano ha già fatto tanto, ma può sicuramente fare di più.

«Per quanto ci riguarda - annota Fabrizio Canevari, responsabile della sala operativa dell’emergenza urgenza della pianura - noi guidiamo chi chiama il 118 a praticare il massaggio se è da solo. Se i presenti sono almeno 2, una persona pratica il massaggio e l’altra viene inviata a recuperare il defibrillatore più vicino».

Dal 2014, l’associazione “Amici del cuore Roberto Malusardi” ha donato 88 defibrillatori al Lodigiano. «Attualmente - spiega Luca Agarossi, ingegnere dell’Asst e referente dell’associazione che collabora con il progetto Vita Lodi - i defibrillatori in provincia sono 293, 65 dei quali a Lodi città. Noi abbiamo formato 1153 persone, compresi 182 rappresentanti delle forze dell’ordine».

«Il lavoro da fare però - annota la cardiologa Irene Raimondi Cominesi - non è finito. La diffusione dei defibrillatori nel territorio non è ancora così capillare come a Piacenza. Il nostro obiettivo è riportare le persone che vanno in arresto, nella maggior parte dei casi a causa di un infarto, a una qualità di vita identica a quella precedente. Il lavoro di sensibilizzazione che si sta facendo è fondamentale. Il fatto che i dae non siano dappertutto fa la differenza. Se si rimane in arresto 4 minuti i danni neurologici sono gravi». L’intraprendenza del Lodigiano è stata giudicata positivamente, tanto che la nostra provincia è stata coinvolta per prima nel registro avviato dalla cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia.

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