I rappresentanti italiani hanno trascurato di fare squadra

di Vincenzo Tosello

Da martedì sera l’Unione europea ha la sua nuova presidente della “Commissione europea” (praticamente il governo o l’organo esecutivo dell’Ue, da cui dipendono le decisioni più importanti): la tedesca Ursula von der Leyen proposta dalla Merkel ma ben sostenuta dalla Francia. Il Parlamento da poco insediato l’ha eletta, a dire il vero, con una maggioranza risicata (con soli 9 voti di margine) mettendo insieme il Partito popolare, i Liberali e i Socialdemocratici, cioè una riedizione in tono minore delle alleanze precedenti, pur in un contesto di forti cambiamenti. Nei suoi ultimi interventi la candidata “conservatrice” ha cercato di avvicinarsi molto alle posizioni dei Socialisti e dei Verdi (che però non l’hanno votata) parlando di flessibilità, di salario minimo e indennità di disoccupazione; di difesa dell’ambiente e di azioni contro i cambiamenti climatici; dei diritti civili e dei diritti delle nazioni. Europeista convinta, intende anche promuovere maggiormente il ruolo del Parlamento e farà di tutto per rilanciare l’immagine e il prestigio di un’Europa sempre più stretta tra la morsa di Usa, Russia e Cina.

Le auguriamo di cuore buon lavoro per il bene dell’Ue e di tutti noi.

È la prima donna a rivestire questo incarico: e ciò può essere di buon auspicio, confidando nella particolare efficienza ed efficacia del “genio femminile” che potrebbe far emergere risorse e orientamenti nuovi, di cui l’Europa – a detta di tutti – ha estremo bisogno. Il modo con cui è arrivata alla presidenza (secondo gli schemi tradizionali) potrebbe far dubitare sul futuro, ma potrà trattarsi comunque di un “rinnovamento nella continuità” non disprezzabile a fronte di un “cambiamento radicale” predicato dai “sovranisti” che però non hanno mai spiegato come realizzarlo.

La divisione praticamente in due del Parlamento, però, annuncia tempi sicuramente difficili per la gestione della nuova Europa, per la quale occorrerà cercare pazientemente l’accordo della maggior parte possibile, specie su temi particolarmente pressanti, come quelli economici, quelli dei rapporti internazionali e, non ultima, la questione migranti (sulla quale la neoeletta ha sostenuto con forza il diritto al soccorso ma anche l’urgenza della collaborazione europea: speriamo bene!).

Ma l’elezione di Ursula ha fatto emergere ancor più nettamente le divisioni che lacerano la nostra nazione: per lei infatti hanno votato i parlamentari di Forza Italia (scegliendo coerentemente la linea dei Popolari), quelli del Pd (condividendo l’impostazione di “centro-sinistra”) e quelli del M5S, che sono addirittura risultati determinanti! Contro: i voti leghisti e quelli dei Fratelli d’Italia.

Anche in questo caso i rappresentanti italiani hanno trascurato di fare squadra. Piuttosto, si è consumata la lacerazione del centro-destra (FI contro Lega e FdI) ed è emersa clamorosamente la divisione intergovernativa (M5S – che strizza l’occhio al Pd – contro Lega).

Se si aggiungono le tensioni e i timori suscitati dalla vicenda Savoini (con i sospetti crescenti per la Lega di Salvini), si capisce bene come le cose si complichino per Conte e per l’Italia, sia all’interno del Paese sia nei rapporti con i partner europei, anzi nel più ampio panorama internazionale. Il M5S, tentato di approfittare della debolezza del socio, deve però evitare di far cadere l’esecutivo; la Lega, prima tentata di andare all’incasso, ora dev’essere più prudente. E il Paese può attendere…

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