Sulla canna del fucile dell’oste di Gugnano il dna lasciato dalle mani di un ladro
I rilievi scientifici dei carabinieri

Sulla canna del fucile dell’oste di Gugnano il dna lasciato dalle mani di un ladro

Nuove testimonianze nel processo che vede Mario Cattaneo imputato per eccesso di legittima difesa, il rilievo è compatibile con la sua versione

Casaletto Lodigiano

I carabinieri del ris di Parma hanno trovato due tracce biologiche, geneticamente incomplete ma statisticamente riconducibili a uno stesso soggetto, tra 20 e 30 e tra 40 e 50 centimetri dalla bocca da fuoco della doppietta che Mario Cattaneo voleva usare per spaventare i ladri che alle 3.30 del mattino del 10 marzo 2017 erano entrati nella sua osteria di Gugnano di Casaletto Lodigiano. La conferma è arrivata stamane nel processo a carico del ristoratore, imputato di eccesso colposo di legittima difesa, e le tracce hanno una posizione compatibile con la tesi dell’afferramento dell’arma e del conseguente sparo involontario che l’oste e i suoi familiari avevano fin da subito sostenuto.

All’alba un passante trovò il cadavere di un uomo ricomposto davanti al cimitero di Gugnano, e sul ristoratore piombò l’accusa di omicidio, perché la morte era stata causata da un colpo di fucile a distanza ravvicinata e Cattaneo ben presto ammise che quella notte era partito uno sparo.

Le indagini però avevano alleggerito la sua posizione, fornendo riscontri all’ipotesi che non si fosse trattato di uno sparo intenzionale ma della conseguenza di un’aggressione subita da parte dei complici del 32enne romeno rimasto ucciso. Uno degli altri malviventi avrebbe cercato di togliere l’arma a Cattaneo, afferrandola per la canna e facendolo anche cadere a terra. E la rosa di pallini avrebbe colpito fortuitamente alla schiena il ladro che si stava allontanando dal cortile dell’osteria.

Il ristoratore ha deciso intanto di parlare in tribunale, e lo farà alla prossima udienza, alla fine di settembre.

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