È in aumento la fuga dei pazienti: «I medici di famiglia si organizzino»
Uno scorcio dell’ospedale Maggiore di Lodi

Cresce la fuga dei pazienti dal Lodigiano

L’allarme di Baffi, consigliere regionale del Pd: oltre 54.300 in più, dal 2016 al 2018, gli accessi negli ambulatori fuori Regione

Sono stati oltre 54.300 in più, dal 2016 al 2018, gli accessi dei lodigiani negli ambulatori fuori Regione. Il 4 giugno, Patrizia Baffi, consigliere regionale del Pd, ha chiesto all’assessore regionale al welfare Giulio Gallera e al direttore generale welfare Luigi Cajazzo «i dati relativi alla mobilità sanitaria passiva dei cittadini del territorio lodigiano». I dati richiesti sono arrivati in questi giorni, suddivisi però per numero di prestazioni, di ricovero e di specialistica ambulatoriale. In totale, per i pazienti che si sono fatti ricoverare fuori Lombardia, la spesa è passata da 13 milioni 178.327 euro del 2016 a 13 milioni 170.220 euro nel 2018. Un incremento significativo si è avuto, invece, per quanto riguarda le fughe per le prestazioni ambulatoriali.

Baffi

Secondo la Baffi, da un lato «emerge il problema delle liste d’attesa e dall’altro quella della mancanza di gestione della medicina territoriale. C’è bisogno di questo, anche per evitare il continuo accesso in Pronto soccorso - dice la consigliera regionale -. Per ridurre le liste d’attesa in Emilia Romagna hanno applicato un sistema che funziona». E continua: «Quando in un determinato settore si superano i tempi stabiliti, viene bloccata l’attività intramoenia. Solo quando le liste d’attesa rientrano nei tempi previsti l’attività privata può riprendere. Le fughe non sono per i ricoveri ospedalieri, ma per l’ambulatoriale. La medicina territoriale per far fronte ai numerosi pazienti cronici va rinforzata».

Perotti

«L’Asst - spiega il nuovo direttore sanitario Gabriele Perotti - , per quanto ci riguarda, sta cercando di ridurre le liste d’attesa, ma servono specialisti. In tutta Italia, invece, mancano cardiologi, anestesisti, pediatri, neurologi e ginecologi».

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