Ti at sé un can delle cartee at sé un canarin da pursil!

Ti at sé un can delle carte e at sé un canarin da pursil!

di Erminio Pettinari

I cumbatent, reduci e amis ad Fumbi ien fürtünadi parchè i g’han una sede belisima, misa nal parco d’un laghet meraviglius. Al cumün e una dita dal post i han ütad a trà in pè un ritrovo stüpend. In cal post chi, tüti i dì as fan cumpagnia trenta o quaranta soci e la magiur part ad lur i preferisun giügà a cart: al giög püsè in voga l’è scua d’ass. Ma l’è no tant al giög (anca se nisün vör perd),al divertiment al vegn dai num che is dan quand vün al sbaglia a giügà una carta. Ag n’è vün che al dis cle bon da giügà che però, di volt, anca lü al sbaglia a tirà föra una carta o a ciapanun vüna che g’hè sül banc. Par giunta al dis clè bon da cantà e, tüti i volt che al ciapa una carta al sifula. Una volta l’ha sbagliad a ciapà una carta parchè al gh’eva da lasala sù par favurì al so sociu, ma lü l’ha preferid fa al so giög. Cume al solit tant che al cateva sü la carta al se mis adrè a sifulà. Al so sociu l’ha guardad in facia e pö al g’ha dit: ”ti at sé un can delle carte e at sé un canarin da pursil”. Cun quest al vureva dì che al sifuleva ben, ma al giügheva tame un nimal. Natüralment l’era una frase dita par rid e tüti, cumpres al “sifuladù” i sen mis a rid e ien andai avanti a giügà a cart. Però la frase l’è restada nal “gergo” e adess, quand qualsiasi ad nüm al sbaglia a tirà föra una carta al ciapa sü o dal “can delle carte” o dal “canarin da pursil”. Mi disi la verità: am divertisi püsè a ved a giügà che a metom adrè a giügà anca parchè saresi al prim a ciapà sü al num ad “ canarin da pursil” anche se som stünad me una campana ruta!

TU SEI IL CANE DELLE CARTE E SEI UN CANARINO DA PORCILE! (traduzione)

I Combattenti, Reduci e Simpatizzanti di Fombio sono molto fortunati perché hanno una sede bellissima posta nel bel mezzo di un parco dove c’è un laghetto sportivo stupendo. Il comune e una ditta locale hanno contribuito alla realizzazione del ritrovo. In questo posto si fanno compagnia, tutti i giorni,trenta o quaranta soci e la maggior parte di loro arrivano in sede per giocare a carte: il gioco più frequente è quello della scopa d’assi. Ma non è tanto la finalità del gioco ad attirare i giocatori (anche se nessuno vuole perdere); il vero divertimento consiste nei sopranomi che reciprocamente si rivolgono quando uno sbaglia a tirare fuori una carta.

C’è un tale che afferma di essere molto capace nel gioco della scopa d’assi che, però, talvolta cade anche lui in qualche errore grossolano. In aggiunta dice di essere un cantante dall’ugola d’oro e, tutte le volte che piglia una carta dal banco si mette a fischiare. Una volta ha sbagliato a raccogliere una carta perché, lasciandola sul banco, avrebbe favorito il proprio compagno; lui, invece, ha preferito prendere la carta.

Come da prassi, mentre raccoglieva la carta si è messo a zuffolare. Il suo socio l’ha guardato con occhi infiammati e poi è uscito con questa frase: ”Tu sei il cane delle carte e sei un canarino da porcile!” Con questo voleva dire che fischiava bene, ma giocava male.

Naturalmente era una frase detta per far sorridere la platea di chi sta va giocando e di chi stava attorno e, infatti, tutti risero compreso lo “zuffolatore”. Però la frase è rimasta nel “gergo” e adesso, quando qualsiasi di noi sbaglia a giocare una carta si prende del “cane delle carte” o del “canarino da porcile”. Io,dico la verità, preferisco stare a guardare piuttosto che mettermi a giocare anche perché sarei il primo a prendermi del “canarino da porcile” anche se sono stonato come una campana fessa!

Erminio Pettinari – fumbies

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