La Bassa e il Po: dal nuovo museo alla protezione dell’Unesco
La navigazione fluviale è una delle peculiarità del fiume nel territorio

L’“ombrello” dell’Unesco sul Po lodigiano

Il tratto medio Padano del “Grande fiume” è stato proclamato riserva Mab

Un “ombrello” prestigioso, rassicurante. Da far gonfiare il petto d’orgoglio e di speranza. A regalarlo alla Bassa lodigiana è la proclamazione del tratto medio Padano del fiume Po a riserva Mab Unesco. Una decisione che permette ai Comuni rivieraschi di guardare a un futuro nel quale il loro territorio sarà compatto nella sua identità, interconnesso con le province limitrofe e sviluppato nel suo equilibrio uomo-natura che la nuova riserva Unesco deve tutelare.

«Il riconoscimento del Mab Unesco è importantissimo ma non è il punto di arrivo – spiega il sindaco di Caselle Landi Piero Luigi Bianchi -: in questi ultimi anni infatti i Comuni della Bassa hanno portato avanti una politica di insieme finalizzata a un cambiamento culturale, ossia il riconoscimento di un’unica identità territoriale, quella fluviale del Po, su cui basare la crescita del territorio ed è su questa strada che dobbiamo continuare; lo abbiamo fatto firmando il Contratto di Fiume e la Carta del Po – sottolinea Bianchi – e condividendo l’idea che la presenza del Po, la creazione della nuova conca di isola Serafini (con scala di risalita dei pesci per la tutela e il ritorno dello storione cobice), l’esistenza della via Francigena (anch’essa candidata a diventare patrimonio Unesco), l’attraversamento della ciclovia VenTo Venezia-Torino, la presenza di ville e castelli storici e di pregio, nonché il progetto di creare a Caselle un Museo del Po dinamico, fossero iniziative che singolarmente sembrano relative ma viste nell’insieme disegnano una nuova visione di territorio, valida per chi vive in questi paese, per le aziende e le attività commerciali che hanno scelto di continuare a investire qui e per chi è invitato nel nostro territorio».

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