Caso Meleti, altri arresti per il traffico di rifiuti
Il capannone di Meleti finito al centro dell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti tra la Campania e il Nord Italia

Caso Meleti, altri arresti per il traffico di rifiuti

Nuovi sviluppi sull’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sull’asse tra la Campania e i capannoni del Nord Italia: venti le misure di custodia cautelare disposte

I carabinieri del Noe di Milano stanno eseguendo venti misure cautelari, di cui otto in carcere, su richiesta della Dda per ipotesi di traffico illecito di rifiuti dalla Campania a vari impianti e capannoni del Nord Italia, tra i quali il grosso edificio industriale mai utilizzato a Meleti dove nei mesi scorsi erano state sequestrate numerose balle di rifiuti solidi urbani che la proprietà sostiene fossero state introdotte nei capannoni a sua insaputa. L’inchiesta aveva già portato ad altre 15 misure nelle scorse settimane.

Emerge tra l’altro che anche il legale rappresentante dell’impresa titolare del capannone dovrà chiarire l’accaduto innanzi all’autorità giudiziaria di Lodi, a seguito del sequestro dei rifiuti nell’ottobre scorso, nella prima tranche dell’indagine. Il nuovo filone, portato avanti dai carabinieri del Noe di Milano, evidenzia che nonostante le prime tre carcerazioni il “sistema” dello smaltimento in luoghi improvvisati di rifiuti che in origine provenivano da una trafila legale andava avanti, e avrebbe permesso utili per due milioni di euro, smaltendo ilecitamente 10mila tonnellate di immondizia “non pericolosa”.

Nel corso delle attività investigative, sono stati individuati soggetti con diversi ruoli: in primis, produttori di rifiuti o i primi ricettori, solitamente in regola con le autorizzazioni e interessati al conferimento di grossi quantitativi di rifiuti verso imprese autorizzate. Si tratta di società solide dal punto di vista patrimoniale ed economico, con numerosi rapporti contrattuali per la raccolta di rifiuti. Quindi, gli imprenditori titolari di una formale autorizzazione al trattamento dei rifiuti (ma quasi sempre inefficace per l’assenza delle garanzie fideiussorie obbligatorie) utilizzati dai primi per il conferimento apparentemente regolare dei rifiuti ma in realtà poi destinati a capannoni adibiti a discariche abusive e mai smaltiti regolarmente. In questo caso si tratta di società non patrimonializzate, spesso gestite da prestanome e destinate ad avere una durata breve. Quindi, trasportatori, titolari di regolare autorizzazione al trasporto di rifiuti, che si prestano a trasportare rifiuti verso siti non autorizzati, con documentazione di trasporto (Fir) falsa o comunque irregolare. Collateralmente, i soggetti che si occupano del reperimento dei capannoni da adibire a discarica abusiva, proponendoli ai produttori (o intermediari) dei rifiuti e agli imprenditori titolari della formale autorizzazione, che acquisiscono in uso tali capannoni e vi stipano i rifiuti loro conferiti dai produttori (o intermediari). Infine, soggetti che si occupano anche della intermediazione abusiva nel settore, mettendo in contatto i produttori-intermediari dei rifiuti con le imprese formalmente titolate a ricevere rifiuti e con i trasportatori disponibili ad attività illegale.

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