Nel paese dello humour certi scherzi costano cari

di Caterina Belloni

L’Inghilterra è sempre stata nota per il suo umorismo e per la capacità dei cittadini di reagire alle situazioni – anche più estreme – con aplomb, ovvero senza perdere il controllo. Ma qualcosa sta cambiando anche qui, a giudicare da ciò che è accaduto in una scuola superiore femminile del Kent nei giorni scorsi. Per spiegare questa storia, che ha dell’incredibile, però, bisogna premettere che la scuola inglese ha alcune abitudini che si perpetuano da sempre. Ad esempio si va a lezione in uniforme fino a 16 anni, poi ci sono regole ferree sulle assenze ingiustificate, con multe ai genitori che decidono di fare la settimana bianca o una vacanza durante il periodo delle lezioni, infine esistono delle tradizioni irrinunciabili. Come ad esempio quella del Prank day delle Grammar School, le scuole solo femminili o solo maschili, che sono considerate di eccellenza nel panorama pubblico e in cui si entra per selezione dopo un test davvero difficile. Si tratta di istituti noti per essere rigidi e pretendere tanto dagli allievi, che in un percorso di studio lungo cinque anni lasciano solo un giorno per sfogarsi agli studenti. È appunto il Prank day, il giorno degli scherzi, l’ultimo di frequenza prima degli esami finali, durante il quale gli allievi dell’anno 11 danno l’addio alla scuola facendo pazzie. Una specie di Carnevale, insomma, con scritte sui muri, travestimenti e scherzi. Solo che quest’anno alla Maidstone Grammar School for Girls le ragazze hanno avuto la mano un po’ pesante. Per prima cosa hanno cosparso le tavolette del water dei bagni di polvere urticante, provocando notevoli fastidi a chi per primo è andato alla toilette. Secondariamente hanno versato sulle scale dell’istituto, un palazzo austero, sapone liquido e detersivo, causando qualche scivolata. Non che ci siano state vittime o persone ferite, ma secondo la preside Deborah Stanley il livello dello scherzo è stato eccessivo. Così, per far capire alle allieve che avevano esagerato, il capo d’istituto ha deciso di annullare il ballo di fine anno, che si chiama Prom ed è un evento cui le ragazzine guardano dal primo anno di superiori. Più o meno nello stesso periodo le famiglie cominciano anche a risparmiare, visto che al Prom ci si deve presentare con abiti da principessa, eleganti e costosi, acquistati magari all’estero, e spesso si arriva accompagnata da un autista in limousine. Preparativi che una famiglia inglese media avvia quando la figlia inizia il primo giorno di scuola nell’ultimo anno. E che adesso alla Maidstone Grammar School for Girls del Kent sono stati vanificati. Come gli sforzi e le ore di programmazione del comitato di allieve incaricato a inizio anno di pianificare la serata.

Quando la decisione della preside è stata comunicata alle allieve si è scatenata un’ondata di indignazione. Molte hanno pianto, altre protestato visto che non avevano partecipato a nessuna delle azioni portate avanti nel Prank day. Quanto ai genitori hanno chiesto chiarimenti e presentato proteste ufficiali, per i danni economici e non solo, perché la notizia è arrivata alle ragazzine proprio alla vigilia dell’inizio dei Gcse. E c’è il rischio concreto che lo stress e la delusione per il Prom compromettano l’esito dei test, che durano tre settimane, le mettono alla prova su tutte le materie e dai cui risultati dipende l’ammissione alle scuole successive.

Quando ho letto questa notizia, confesso di essere rimasta perplessa. In un paese dove la presa in giro è costante, dove i commentatori politici parlano del primo ministro con toni irriverenti e nessuno se la prende, nemmeno Theresa May, dove l’ironia e lo humour sono sempre stati taglienti, la reazione della professoressa Deborah Stanley mi è sembra davvero eccessiva. Da parte sua sarebbe forse bastata una lettera di ammonimento, per far comprendere che va bene scherzare purché non si creino danni gravi. Oppure la preside avrebbe potuto a inizio anno precisare quali erano i limiti accettabili per gli scherzi, definendo confini da non varcare in nessun modo. Insomma, per evitare litigi, rabbia e pianti potevano essere sufficiente il calcolo dei rischi sul Prank Day e un po’ di organizzazione. Strano siano mancati, visto che – insieme con gli scherzi e le canzonature – è una delle fissazioni della Gran Bretagna.

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