Divelta la stele dei “Giusti”: «Un atto vile e gravissimo»
La manifestazione davanti alla lapide divelta nel Giardino dei Giusti

Sfregio alla stele dei Giusti, la manifestazione di Tavazzano non si è fermata

Presto la denuncia per l’atto definito dal sindaco «un rigurgito fascista e vigliacco»

L’atto di vandalismo, «un rigurgito fascista e vigliacco» come lo ha definito il sindaco, non ha fermato la manifestazione di Tavazzano nella quale è stato aggiunto il terzo nome alla stele dei Giusti. La stele nella notte è stata divelta, i nomi di Gino Bartali e del gruppo scout Aquile Randagie (che salvò centinaia di ebrei) cancellati. Ma l’amministrazione, ha detto il sindaco Giuseppe Russo, non si è fatta intimidire e ha voluto continuare, dando spazio al lavoro preparato dai ragazzi delle medie del paese - una cinquantina in tutto - che attraverso la recitazione di testi, la presentazione di diapositive, la realizzazione di magliette, la musica e il coinvolgimento attivo del pubblico hanno spiegato chi fossero le Aquile Randagie e quei giovani che ne facevano parte, con i loro sogni, speranze e coraggio.

Le Aquile Randagie grazie alla loro attività - a partire dall’8 settembre del 1943 - salvarono dal fascismo ebrei, disertori, ricercati politici e renitenti alla leva grazie alla produzione di documenti falsi; tutto ciò dopo aver giurato nel 1928 di resistere un giorno in più del fascismo nella piazza San Sepolcro di Milano.

La manifestazione si è successivamente spostata nel Giardino, dove i partecipanti hanno potuto attaccare vicino alla stele - appoggiata ad un albero - quei valori in grado secondo loro di rappresentare l’antifascismo. Presente anche la presidente dell’Anpi di Lodi, Isa Ottobelli, la quale ha ricordato il ruolo della Costituzione ed il bisogno di tornare a quell’Italia sognata dai partigiani.

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