Al servizio della comunità: come ti recupero i “bulli”

Al servizio della comunità: come ti recupero i “bulli”

Le sospensioni educative e i lavori socialmente utili come argine alla deriva dei giovani devianti

A San Colombano hanno ripulito il parco e tinteggiato le recinzioni del nido. A Massalengo, dopo aver devastato un presepe, hanno dato una mano agli atleti disabili “No Limits”. Poi c’è chi ha dato una mano all’osteria, o in gelateria, mostrando un volto e un animo diversi. Sono i bulli del Lodigiano, quelli che a scuola e in paese spesso sono protagonisti di episodi e scorribande disdicevoli. Ma che iniziative educative di recupero dimostrano come le speranze di cambiare strada siano tutt’altro che pellegrine.

Il riferimento è alla “sospensioni educative”, che prevedono come i ragazzi che vengono “espulsi” dalle lezioni a causa dei loro comportamenti inadeguati, sono inviati a costruire relazioni positive altrove. «Abbiamo circa 30 casi all’anno tra medie e superiori - spiega la psicologa dell’ufficio di piano Carla Mazzoleni -. La sospensione prevede un’alleanza tra scuola, famiglia e noi. Abbiamo una rete di cooperative coinvolte. A coordinare è Famiglia nuova, poi ci sono il Mosaico, Pleaidi, Koiné ed Emmanuele. Funziona così: la scuola comunica alla famiglia questa opportunità, la coordinatrice analizza il caso e ipotizza una soluzione».

I risultati sono, spesso, sorprendenti. Perché se a scuola urlano e dicono le parolacce, quando li mandi ad aiutare i disabili, sellare i cavalli, catalogare i libri, i “bulli” si trasformano A dirlo sono gli stessi studenti. «Ho capito - commenta Pietro, ex alunno della Don Milani - che si può essere capaci anche di fare qualcosa di buono». Solo tre situazioni non hanno avuto felice esito. Mentre «In alcuni casi - spiega Mazzoleni - i docenti hanno visto un miglioramento nei loro alunni. Imparare a fare bene è una competenza di vita. Sarebbe bello che i progetti che funzionano continuassero anche oltre la sospensione educativa. Sono una modalità per uscire dal circolo vizioso: i ragazzi spesso stanno male perché si sentono incapaci, hanno accumulato fallimenti, hanno addosso l’etichetta del deviante e continuano a fare così. Se invece si cambia il contesto, si può lavorare sull’autostima, si tirano fuori dal ragazzo le motivazioni per cambiare».

Tutto bene, dunque? “Ni”. Perché se i risultati sono incoraggianti, la burocrazia talvolta è un ostacolo. Il Volta, per esempio, è una delle scuole che crede di più in questi progetti, eppure... «È un’esperienza molto formativa - commenta la preside Luciana Tonarelli -. O meglio, lo è stata fino a gennaio perché poi non siamo più riusciti ad attivare progetti. L’abbiamo chiesto per altri 5 o 6 ragazzi, ma non abbiamo più avuto risposta. Peccato perché funziona. L’unico problema, se devo fare un appunto costruttivo sono i tempi lunghi di attivazione. Per essere efficaci gli interventi devono essere attivati a ridosso della sospensione, invece c’è un appesantimento burocratico eccessivo».

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