Con il taglio delle foreste del mondo il clima peggiorerà

di Giovanni Ditta

I raccolti, tuttavia, sono di corto periodo. Quando il terreno, ormai pesantemente svilito, perde le indispensabili peculiarità per sostenere nuove colture, viene semplicemente abbandonato e candidato alla desertificazione. Nel frattempo i “grileiros” avranno rivolto altrove la loro attenzione, non di rado ricorrendo agli incendi, con l’ignobile scopo di evitare anche i costi di manodopera per l’abbattimento di altri alberi.

È questo un orribile, ignominioso, demenziale delitto contro natura che, iniziato alcuni secoli fa, con l’arrivo in Sudamerica dei “conquistadores” iberici, ha ormai raggiunto livelli di allarmante entità.

Osservazioni e conteggi satellitari, massimamente attendibili, stimano che, negli ultimi trent’anni è stata sacrificata in Brasile una superficie pari ad una volta e mezzo l’estensione dell’Italia.

Ciò che più preoccupa e scandalizza è la totale assenza di attenzione da parte delle autorità, costituite tramite libere elezioni, le quali, al contrario e più o meno esplicitamente, avallano, e si rendono complici di questi scempi autolesionisti. Il termine è più che giustificato poiché è impossibile, ignorare, con le conoscenze scientifiche oggi acquisite, il gravissimo danno che simili, sacrileghe profanazioni arrecano al Pianeta, agli stessi autori e alla loro progenie.

La Terra ha impiegato centinaia di migliaia di anni per stabilizzare il clima agli attuali livelli. Il raggiungimento di tale condizione si è reso possibile tramite l’instaurarsi dell’atmosfera, una coltre gassosa che, in tempi lontanissimi, ha avvolto completamente il globo terraqueo, calmierando l’ingresso delle calde radiazioni infrarosse provenienti dal sole e disperdendone l’eccesso nello spazio extraplanetario.

Un bilancio perfetto tra le quantità di calore in ingresso e in uscita, mantiene ora la temperatura entro un intervallo, compreso tra – 50°C e + 50 °C, la cui fascia centrale è ottimamente compatibile con la vita.

Per oltre il 99%, l’atmosfera include nella propria composizione tre sostanze gassose: l’azoto e l’ossigeno e l’anidride carbonica.

Il primo compie un travagliato viaggio di andata e ritorno tra l’aria, l’acqua, il terreno e gli organismi viventi.

Il secondo è l’insostituibile reagente di tutte le combustioni, respirazione cellulare inclusa, responsabile della produzione di energia termica.

Il terzo, rappresenta l’esito delle suddette combustioni ma, pur essendo un rifiuto, è mirabilmente riciclato e reintrodotto nelle strutture biochimiche che entrano nella composizione di tutto ciò che vive.

Le piante, specie quelle di grandi dimensioni come gli alberi, sono protagoniste insostituibili in tutti e tre i processi descritti: assorbono l’azoto dal terreno con le loro radici e lo trasformano in biomolecole, quali proteine e acidi nucleici; reintegrano l’ossigeno consumato nelle combustioni mediante la fotosintesi clorofilliana; convertono, sempre con la fotosintesi, l’anidride carbonica in sostanze alimentari per se stessi e per tutti gli animali.

In epoca recente, dopo la tanto celebrata rivoluzione industriale, il ricorso al carbone, al petrolio e al metano, ha provocato una crescita abnorme di anidride carbonica nell’atmosfera. Questo gas, trattenendo in maggior quantità il calore solare riflesso dalla superficie terrestre, è tra i principali responsabili del ,ben noto, “effetto serra”, e degli, altrettanto noti, mutamenti climatici. In attesa di decisioni adatte a controllare le immissioni in atmosfera, che tardano ad arrivare, le grandi estensioni forestali, hanno contribuito fino ad ora al contenimento del fenomeno, trasformando, come già prima ricordato, il biossido di carbonio in zuccheri e cellulosa.

Ebbene a fronte di questi preziosi servizi, l’ingrata creatura evoluta, autonominatasi “homo sapiens”, spreca quasi tutta la sua “sapienza”, nel preparare un futuro poco allettante, violentando e uccidendo quel magnifico e complesso mondo vegetale che, generosamente e senza sosta, si adopera per difenderlo e nutrirlo. È impossibile trovare adeguate espressioni per definire una così pacchiana stupidità.

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