Sparò tre volte allo spacciatore: confermata la pena a 16 anni
Via dei Boschi a Sant’Angelo, la zona dell’agguato: il marocchino con l’addome trapassato da due proiettili era riuscito a suonare un citofono e farsi soccorrere

Sparò tre volte allo spacciatore: confermata la pena a 16 anni

Sant’Angelo: il grave episodio l’1 novembre 2015, vittima un marocchino

Carlo Catena

La vittima, H. N., un marocchino di 33 anni che si era fatto accompagnare nei boschi tra Sant’Angelo e Graffignana per spacciare droga, era sopravvissuto per miracolo, riportando “solo” danni permanenti al sistema urinario, perché pieno di ferite era riuscito a trascinarsi fino a un citofono nella frazione Belfuggito di Sant’Angelo Lodigiano e a ottenere aiuto. Ma nonostante il sottobosco in cui era maturata tutta la vicenda, i carabinieri avevano ben presto compreso che lo straniero, poi curato in ospedale e infine espulso dall’Italia, era stato vittima di una rapina finita nel sangue perché qualcuno voleva portargli via l’incasso della giornata di spaccio.

E ora la più pesante delle condanne inflitte dal tribunale di Lodi per quella vicenda, che risale alla sera dell’1 novembre 2015, è diventata definitiva in Cassazione: 16 anni di carcere per F.M., oggi 39enne, nativo di Sant’Angelo Lodigiano ma poi trasferitosi con la famiglia a Senna Lodigiana.

Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a sparare almeno tre volte con un revolver calibro 38 a quel marocchino che già conosceva per averlo accompagnato più volte in macchina dalla stazione ferroviaria di Lodi fino alle zone di spaccio. E per l’agguato sarebbe stata usata proprio la sua utilitaria Citroen.

Secondo i giudici, è innegabile che la vittima fu abbandonata in un campo in pericolo di vita. E rapinata di 300 euro, giubbotto e telefono cellulare.

La rapina, ricostruiscono gli inquirenti, era iniziata con due persone in auto, il barasino sul sedile anteriore destro e un macellatore 21enne napoletano al volante (più un tunisino 20enne nascosto nel bagagliaio) che erano andati a recuperare il marocchino e un suo complice in fondo al “miolungo”, la strada che porta da Sant’Angelo ai boschi.

A un certo punto però avrebbero finto di aver bucato una gomma e il bagagliaio si era aperto. Il tunisino secondo l’accusa era spuntato dal baule con un coltellaccio e il complice del marocchino era scappato di corsa. Il marocchino invece era stato raggiunto e ferito: a colpi di pistola dal barasino e con fendenti di coltello dal tunisino e dal napoletano. Che per questo, in abbreviato, avevano avuto in primo grado 9 anni e 6 mesi e 8 anni.

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