È il miglior amico dell’uomo e potrebbe salvargli la vita

di Caterina Belloni

Il cane è il migliore amico dell’uomo. Si dice sempre, che si possieda un cucciolo oppure no. A breve, però, la massima potrebbe assumere anche un significato tutto nuovo. Secondo alcuni studi recenti, infatti, i cani, con il loro olfatto, potrebbero essere in grado di individuare la presenza del cancro, portando a una diagnosi precoce,

che – a certe condizioni – risulta determinante. Una ricerca condotta negli Stati Uniti ha dimostrato infatti che i Beagles sono capaci di individuare il tumore al polmone in campioni di sangue umano con un 97 per cento di accuratezza. Un tasso altissimo. Merito del fatto che i cani hanno recettori olfattivi diecimila volte più potenti di quelli umani. Questa indagine, che potrebbe davvero cambiare il modo di fare prevenzione, è stata battezzata BioScentDx e si inserisce nel solco di una serie di ricerche avviate in realtà anche in Italia.

I risultati dello studio statunitense sono stati presentati alla American Society for Biochemistry and Molecular Biology dagli esperti dell’università di Pennsylvania e hanno riscosso molto interesse.

Tutto prende corpo dalla constatazione che i cani hanno dei recettori olfattivi molto sviluppati, quindi basterebbe capire come funziona il loro naso per creare dei “nasi” artificiali che agiscano allo stesso modo e siano in grado di riconoscere in un campione di sangue l’”odore” del tumore. Questo riconoscimento, secondo i medici, potrebbe essere compiuto per il cancro al polmone ma anche per quello all’ovaio, che è pure molto diffuso ma difficile da individuare.

Secondo la dottoressa Cynthia Otto, che dirige Il Working Dog Center alla Scuola di medicina dell’Università di Pennsylvania, i cani con il loro olfatto riescono a vedere ogni singolo elemento in modo chiaro, ad isolarlo e definirlo, come facciamo noi quando con lo sguardo analizziamo una stanza o un quadro e sappiamo cogliere i singoli colori. Per questo il Monell Chemical Senses Center dell’università sta cercando di lavorare con gli animali per definire esattamente a livello chimico quali sono gli odori che colgono e creare uno strumento che ripeta la stessa decodificazione. Un apparecchio che funzioni come un naso canino elettronico, insomma, che potrebbe essere fornito ai medici e diventare il loro alleato, efficace e veloce, da usare per una diagnosi prima di spedire un paziente a fare un’ecografia o una risonanza magnetica.

Sulle potenzialità del fiuto dei quattro zampe, del resto, si sta ragionando anche in altri contesti clinici. Proprio nelle scorse settimane, un’indagine ha dimostrato come i cani (se adeguatamente educati) siano in grado di cogliere anche l’odore del Parkinson. Da tempo, poi, i cani sono stati addestrati per riconoscere dall’odore il calo della glicemia nel sangue dei diabetici e segnalarlo.

In America e in Inghilterra li chiamano Dads (diabete alert dogs, ovvero cani da guardia del diabete). Riescono a sentire la variazione del glucosio nel sangue mediante un odore che per noi umani è impercettibile e a segnalarla, scodinzolando o abbaiando. Una modalità utilissima soprattutto nel caso di pazienti bambini, che sono meno in grado di valutare le proprie condizioni e rischiano quindi maggiormente di essere affetti da malori. Il che ci riporta all’adagio iniziale: quale amico è migliore di quello che tenta di salvarti la vita?

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