Quella ferita mai rimarginata
Il crollo del ponte sul Po di dieci anni fa

Il crollo del ponte sul Po, una ferita mai rimarginata

La tragedia del 30 aprile 2009 separò Lombardia ed Emilia ed ebbe gravi conseguenze economiche

Alle 12.25 del 30 aprile 2009, esattamente dieci anni fa, il ponte sul Po tra San Rocco al Porto e Piacenza si spezzava in due. Settanta metri di campata collassarono improvvisamente in golena e un giovane automobilista di Caselle Landi fu inghiottito con la sua auto e tratto in salvo dai vigili del fuoco, mentre altri tre, due lodigiani e un piacentino, rimasero miracolosamente “sospesi” sul moncone di asfalto sprofondato in acqua . Allora non si poteva immaginare che dieci anni più tardi la lacerazione conseguente al crollo sarebbe rimasta nelle vite delle persone coinvolte e nella crisi del commercio.

Come per le grandi tragedie, per quei fatti della Storia che segnano un Paese e i suoi abitanti, non vi è lodigiano che non ricordi cosa stesse facendo quel giorno, quando apprese la notizia da famigliari, amici, alla tv. Era successo l’inimmaginabile. Sul posto partì immediatamente la macchina dei soccorsi, fra cui i sommozzatori da Milano che scandagliarono il fiume alla ricerca di possibili dispersi e quattro elicotteri, due da Varese, uno da Genova e da Bologna, mentre l’eco giungeva a livello nazionale e giornalisti e troupe accorrevano a documentare le operazioni di salvataggio dei feriti e l’intervento di forze dell’ordine, Procura, istituzioni e dirigenti Anas, ente proprietario del viadotto e “imputato” numero uno.

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