Dopo il caso di bullismo, alla scuola Don Milani arriva il papà di Carolina
Sopra una parte del pubblico presente alle scuole Don Milani

Dopo il caso di bullismo alla scuola Don Milani arriva il papà di Carolina

Paolo Picchio, padre della ragazza di Novara che nel 2013, si tolse la vita a causa delle violenze psicologiche subite da 5 “cyberbulli”

Una giornata per parlare di cyberbullismo, una piaga purtroppo assai diffusa nelle scuole italiane, insieme a Paolo Picchio, padre della ragazza di Novara che nel 2013, a soli 14 anni, si tolse la vita a causa delle violenze psicologiche subite da 5 “cyberbulli”. L’incontro si è svolto sabato mattina nell’aula magna della scuola media Don Milani e la scelta del luogo non è casuale: il 15 marzo scorso, a seguito della diffusione di foto intime, un’alunna tredicenne della scuola ha minacciato il suicidio.

«Mia figlia era una ragazza vincente, bella e sportiva, piena di amici, aveva tutti i motivi per vivere - ha raccontato Picchio -. Ma a una festa beve qualche bicchiere di troppo e viene filmata da un gruppo di ragazzi, che mimano atti sessuali su di lei. Per quel video viene derisa da tutti, soprattutto sui social. Il difetto di Carolina, se così si può definirlo, era essere troppo empatica: non è riuscita a sopportare gli insulti che le hanno riversato contro, hanno azzerato la sua reputazione e lei si è uccisa».
Dopo la morte di Carolina il padre ha deciso che la tragica sorte della figlia non poteva essere dimenticata: è nata così la Fondazione Carolina, che offre un supporto alle famiglie e alle comunità colpite dal cyberbullismo.

Ha concluso l’incontro l’avvocato Anna Livia Pennetta, protagonista del primo processo per cyberbullismo: «Non bisogna mai banalizzare questi fenomeni. È necessario sapere che in caso di processo non viene indagato solo l’autore di immagini o video incriminati, ma anche le persone che condividono o approvano con dei “like” questi contenuti».

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