Mani che “curano” le opere d’arte: «Il nostro è un mestiere magico»
Da sinistra Martina Ceresa ed Emilia Vianelli

Il restauro delle opere d’arte, un mestiere ricco di magia

L’esperienza delle restauratrici di Lodi che riportano all’antico splendore i capolavori

Vedono le opere d’arte rinascere. E hanno scelto di essere restauratrici perché è un mestiere «magico». Sono loro che si avvicinano a un quadro, a una volta o a uno stucco e li riportano all’antico splendore con abilità, competenza, e tanta passione. Emilia Vianelli, 55 anni, da 25 fa questo lavoro da professionista. «Ho iniziato molto giovane - racconta mentre restaura la cappella della Madonna di Caravaggio, in San Francesco -, ho fatto il liceo artistico a Bergamo e poi ho frequentato la scuola di Botticino. Non è un lavoro facile il nostro, è faticoso da trovare». Ma la passione di portare alla luce le opere è più grande delle difficoltà: «Ho scelto di fare questo lavoro perché volevo avere un contatto diretto con le opere d’arte, vedere da vicino come erano costituite. Il nostro è un lavoro un po’ magico. Dà la possibilità di veder tornare alla luce opere prima dimenticate» spiega Vianelli.

Martina Ceresa, 32 anni, restauratrice da 5, sta lavorando con lei in San Francesco. Anche lei ha frequentato al scuola di Botticino, e ricorda: «Ho capito che volevo fare questo lavoro, quando ero al Gandini. Siamo andati in gita a Roma. Ho visto dei restauratori al lavoro e sono stata folgorata, ho capito che mi sarebbe piaciuto mettere le mani sulle opere. Mi piace scoprire le tecniche usate dagli antichi».

Anche Chiara Canevara, 43 anni, ha frequentato la scuola di Botticino, dopo aver fatto il liceo artistico. Dal 2001 è in società con Davide Cesari all’interno di Conservart. Racconta di un lavoro fatto di soddisfazioni, ma anche di fatica: «Adesso lavorare è più difficile. Oltre il 60 per cento dell’incasso finisce in tasse, è un continuo rincorrere le spese. L’arte del restauro non si esaurisce con il pennellino. C’è tutto un lavoro di consolidamento, pulitura, fatica e i tempi si allungano. Restaurare non è decorare, c’è ben altro. Tutte le volte ci scontriamo per questo».

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