L’odissea del farmacista multato senza un perché
Il farmacista Paolo Riccaboni, al centro di una vicenda di “mala burocrazia”

L’odissea del farmacista multato senza un perché

La vicenda risale al 2014: per un cartone abbandonato per strada che riporta il nome “Manfrini” al titolare Paolo Riccaboni arrivano 100 euro di verbale da versare

Andrea Bagatta

Il cartone abbandonato per strada reca il nome e l’indirizzo della farmacia Manfrini che l’aveva venduto, e così al titolare Paolo Riccaboni arrivano 100 euro di verbale da pagare. Nei giorni scorsi è stata recapitata l’ingiunzione di pagamento, dopo cinque anni e dopo le rassicurazioni del Comune che si era trattato di un errore formale e che la multa sarebbe stata cancellata. «È tutto assurdo, il fatto che arrivi cinque anni dopo ma anche il verbale stesso: se si trova abbandonato un pacco di Amazon, si manda forse un verbale a Jeff Bezos?» commenta il titolare della farmacia.

È una storia di piccole assurdità burocratiche quella che racconta Paolo Riccaboni, titolare della centralissima farmacia Manfrini, volto noto di Lodi. La vicenda risale al 2014. Un operatore ecologico del Comune trova abbandonata in via Mazzini una confezione di acqua di Tabiano, l’acqua curativa per inalazioni, e dà il via al procedimento per multare il responsabile. Sul cartone, il nome è del farmacista e l’indirizzo quello della farmacia Manfrini, che quella confezione di acqua di Tabiano aveva venduto. Così il verbale arriva al titolare della farmacia, Paolo Riccaboni. «Era estate e stavo per partire per le vacanze, lo ricordo bene perché rimandai la partenza di un giorno per chiudere la storia – spiega Paolo Riccaboni -. Andai in Comune a parlare con il funzionario responsabile e gli spiegai che quel verbale era stato recapitato alla persona sbagliata, perché io ero stato solo un intermediario, quella confezione l’avevo venduta. Il funzionario mi assicurò che era tutto chiarito e che si era trattato chiaramente di un errore, per cui la multa sarebbe stata stralciata. Per me era tutto finito lì, e non ci ho più pensato. Almeno fino alla settimana scorsa».

Le cose infatti non sono andate come era stato assicurato dal Comune, e nei giorni scorsi a Paolo Riccaboni è arrivata un’ingiunzione di pagamento per quel verbale mai saldato. «Quando è arrivato sono rimasto stupito, e poi mi sono anche arrabbiato – conclude Paolo Riccaboni -. Mi sono informato, ma l’unica possibilità di far cancellare il verbale è quella di presentare ricorso al Giudice di Pace. Per una multa da poco più di 100 euro. Ho pagato e basta, perché non avrebbe avuto alcun senso rivolgersi al Giudice di Pace per una somma del genere. Mi è rimasto però l’amaro in bocca, per la vicenda e anche per il sistema, che è penalizzante per il normale cittadino. Seguire tutte le trafile burocratiche e ottenere l’annullamento del verbale infatti, tra eventuale avvocato e tempo perso, costa di più che pagare la multa, e così si lascia andare. In un Paese più civile, arriverebbe una lettera di scuse e magari un rimborso. Qui invece ho pagato, e la storia finisce nel dimenticatoio. E chissà quanti hanno fatto e fanno come me».

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