Punto nascite, per Gallera, «il ministro ignora la realtà»
Gallera in visita all’ospedale di Codogno nell’aprile 2018

Sul punto nascite di Codogno scoppia la polemica tra assessore regionale e ministro

La dura risposta di Gallera dopo la risposta di Grillo: «Non conosce la realtà»

Scoppia la polemica politica sul punto nascite di Codogno, chiuso dalla Regione e sul quale circa un anno fa il parlamentare lodigiano Lorenzo Guerini aveva presentato un’interrogazione al ministero della Salute. Ora che la risposta è arrivata, non piace affatto Giulio Gallera, assessore regionale, che in proposito ha affermato: «Il ministro Giulia Grillo non conosce la realtà, vive chiusa nel suo ufficio, è lontana mille miglia dalle difficoltà che viviamo noi ogni giorno, nel reperimento del personale».

Al centro della polemica i motivi della chiusura. «La valutazione dei fatti del ministro è diversa da quella che all’epoca era stata proposta dalla Regione - commenta Guerini -; quest’ultima aveva direttamente collegato alla esiguità del numero di borsisti le difficoltà a trovare specialisti per garantire l’attività nel punto nascite di Codogno. Nell’interrogazione avevo chiesto al ministro di chiarire questo punto». Ma questa diminuzione è stata negata dal ministro, che ha sottolineato l’aumento delle borse di studio e individuato un diverso motivo. Per Grillo sarebbe la forte prevalenza del sesso femminile tra gli specialisti in ginecologia nella fascia di età inferiore ai 40 anni a condizionare le scelte, facendo prediligere la libera professione all’impiego a tempo pieno presso le strutture pubbliche.

Culle vuote nel punto nascite di Codogno

«Il ministro - ribatte Gallera - è fuori da ogni realtà, per noi parlano i numeri, il resto è fantasia. L’incremento delle borse di studio da 5600 a 6.200, poi, è stato messo in campo dal precedente governo, non da questo: ne servivano circa 8800, abbiamo ancora un gap di 2600 medici. In Lombardia, invece, abbiamo chiesto 1600 borse di studio, ne hanno autorizzate 960. Il gap è di 700». Per Gallera possiamo recuperare l’intero gap forse tra 3 anni. «Non è che incrementando le borse di studio il problema dei pediatri sia scomparso subito».

«Qualunque sia la radice del fenomeno - dice Guerini -, la realtà con cui abbiamo a che fare è la chiusura oramai irreversibile di un punto nascite che aveva i numeri per restare attivo (essendo sempre rimasto sopra la soglia di legge dei 500 parti all’anno)».

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