Acque agitate alla Vamfarma, dopo il no ai tagli di stipendi
I cancelli della ditta Vamfarma a Comazzo

Acque agitate alla Vamfarma, oggi i lavoratori in assemblea: «Vogliamo chiarezza sul futuro»

La protesta: «È stato licenziato un dipendente e continuano a piovere sanzioni»

Ancora malumori all’ex Schering di Comazzo. Martedì i lavoratori si riuniranno in assemblea per decidere quali azioni intraprendere dopo il licenziamento di un dipendente e «i continui richiami ai lavoratori». La fabbrica, diventata Vamfarma nel 2013, in seguito all’acquisizione da parte di Mediolanum farmaceutici, dà lavoro a circa 60 persone, mentre ai tempi d’oro operai e impiegati erano circa 150. Presente nell’area lodigiana dagli anni ’60, la fabbrica produce medicinali destinati al mercato nazionale ed estero. A Comazzo vengono prodotti e confezionati farmaci che spaziano dalle compresse semplici alle compresse filmate, dai confetti alle capsule rigide, creme, unguenti, sciroppi e lozioni topiche a base alcoolica.

«È stato licenziato un dipendente - tuonano i lavoratori - e continuano a piovere sanzioni disciplinari per motivi che, secondo noi, si potrebbero risolvere facendo formazione ai lavoratori. Secondo noi queste azioni sono la risposta al no della fabbrica al taglio del superminimo e del premio di produzione avanzati dall’azienda, in pratica gli extracontratto, la parte variabile della retribuzione. Vogliono tagliare, ma i lavoratori hanno detto no».

«Da un mese - dicono in fabbrica - abbiamo avviato lo sciopero degli straordinari, martedì ci troveremo tutti in assemblea per decidere cosa fare a fronte del licenziamento e delle sanzioni disciplinari che continuano ad arrivare. Non possiamo restare indifferenti. Gli errori fatti in azienda vengono fatti ricadere sempre su chi lavora».

Contribuiscono a ricostruire la situazione i rappresentanti sindacali: «Noi abbiamo seguito la trattativa fino ad un certo punto - commenta dalla Cisl Antonello Monti -, poi i rappresentanti di base hanno deciso di proseguire in autonomia. La trattativa è in capo alle Rsu, noi non siamo più presenti al tavolo. Sappiamo del licenziamento, ci ha fatto molto male: l’azienda aveva detto che c’erano 5 esuberi, ma che se si fossero trovate delle strategie di contenimento dei costi le posizioni non si sarebbero toccate. Visto che soluzioni di contenimento dei costi non sono emerse, l’azienda ha proceduto con il licenziamento giustificato da motivi economici».

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