Gli alpini ricordano don Carlo Gnocchi dieci anni dopola beatificazione
Ferruccio Pallavera con il Coro Ana di Limbiate diretto dal maestro Osvaldo Carrara

Dieci anni fa don Gnocchi diventava beato: gli alpini lo hanno ricordato a Lodi

Hanno partecipato un alto numero di “penne nere” e una folta delegazione di San Colombano

«La pietà non conosce mai limiti, è stato questo il suo insegnamento; un uomo eccezionale ed un prete straordinario»: con queste parole di Zaverio Farina, capogruppo dell’Ana di Lodi, è stata aperta la serata - presso l’Auditorium Zalli - dedicata al beato don Carlo Gnocchi, incentrata sull’uomo, l’alpino e le opere. Nel corso della serata di venerdì, a partire dalle 21, la musica e le parole hanno intrattenuto il pubblico presente, in un evento che ha voluto essere sia omaggio ad una figura fuori dal comune, sia approfondimento, attraverso episodi biografici e riflessioni sull’operato di don Gnocchi.

Dopo il saluto alla bandiera e l’intervento introduttivo di Farina, l’appuntamento è stato scandito dai canti del Coro Ana Limbiate, diretto dal maestro Osvaldo Carrara, a partire da “Sul Cappello”, prima delle otto esibizioni succedutesi durante l’evento.

Il direttore del «Cittadino», Ferruccio Pallavera, ha dunque provveduto a tratteggiare quegli episodi relativi alla vita del beato, partendo dalla sua infanzia, più curiosi - fu battezzato alle 7 del mattino - o più dolorosi, come la morte del padre a causa della silicosi. La figura della madre, Clementina Pasta «dotata di fede eccezionale, in grado di trasmetterla ai suoi figli», l’entrata in seminario, fino a Milano.

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