Se il mal dei social media contagia anche sua maestà

di Caterina Belloni

Quando si parla del quartiere londinese di Notting Hill viene spontaneo pensare a Julia Roberts e Hugh Grant che si innamorano, in un film romantico degli anni Novanta, che ha regalato sorrisi ed emozioni a non finire. La strada di Londra è celebre, inoltre, per le sue porte colorate, i palazzi d’epoca, l’eleganza discreta ma inequivocabile.

Da qualche giorno, però, i giornali parlano del quartiere per via dell’assalto costante dei turisti. L’ultimo episodio risale a qualche giorno fa: una blogger part time si è presentata a Notting Hill con la tenda e l’ha piazzata sul marciapiede. Poi ha cominciato a fare scatti (selfie e non) per i suoi social media, entrando nella tenda per… cambiarsi d’abito.

Qualche residente ha reagito con un sorriso incredulo, altri hanno scosso la testa convinti che non ci sia più limite alla decenza, i più severi si sono arrabbiati. Perché il via vai dei turisti nella zona è diventato ormai insopportabile. Arrivano tutti i giorni, impazzano nel fine settimana e scattano foto a più non posso, in tutte le pose, a qualunque ora, indifferenti al fatto che stanno riprendendo le finestre di una casa privata o occupando le scale d’ingresso di una palazzina. È come se, in nome dei social e dei selfie, venissero meno le regole di buona educazione, che sono sempre state tramandate dai genitori ai figli. Una situazione drammatica, che ha spinto alcuni degli abitanti della zona a trasferirsi, lasciando casa e radici, pur di ritrovare un po’ di libertà e di pace. Perché in fondo – e chi abita a Venezia o nel centro di Roma e Firenze lo sa bene – vivere su un set è una specie di incubo.

Eppure i social media sembrano avere il potere di spingere le persone a dimenticare alcune regole base della convivenza umana. Forse perché a contare non è la vita vera, quanto l’esistenza virtuale, che è fatta di piatti preparati ad arte, di spiagge candide, feste molto frequentate, tavolate allegre, vacanze in luoghi speciali, scatti dentro scorci da film. Anni fa, quando gli smartphone cominciavano a diffondersi, ho atteso diversi minuti per riuscire ad osservare il quadro di Monna Lisa al Louvre, senza che fosse coperto da una selva di braccia che brandivano cellulari per scattare un selfie con la Gioconda. Allora pensavo fosse una follia passeggera, la febbre per un giocattolo nuovo, ora mi rendo conto che si trattava dell’inizio di una rivoluzione. Che ha diversi effetti collaterali, tra cui ad esempio il Fomo.

Si tratta dell’acronimo per Fear of missing out, che potremmo tradurre come “paura di essere tagliati fuori”. È classificata dagli psicologi come un’ansia sociale, è diffusa tra gli utenti dei social media, ha un impatto critico sulla vita, perché il timore di non vedere un messaggio o un aggiornamento e di non essere considerati o notati, spinge a vivere sempre on line, rinunciando ad esperienze autentiche, fossero anche solo quelle basilari del sonno e del nutrimento.

Un problema per cui servono soluzioni urgenti, visto che dilaga come un’epidemia e spiega fenomeni come l’assalto ai monumenti o a Nottingh Hill. Solo che ormai il “mal da social media” è diffuso più di quanto non si pensi. Due dimostrazioni arrivano dall’Inghilterra e dal suo simbolo principale: la Casa Reale. Nei giorni scorsi Kensington Palace ha diffuso le nuove regole per difendere i suoi componenti, soprattutto le due duchesse Kate e Meghan, dagli haters, che sembrano ormai non risparmiare nemmeno le teste coronate con i loro messaggi carichi d’odio. I reali, quindi, d’ora in poi potranno cancellare o nascondere a discrezione tutti i messaggi non in linea con le loro idee e segnalarli alle autorità. Verranno eliminati anche i post che risultano diffamatori, osceni, offensivi, minacciosi, che incitano all’odio o promuovono materiale sessualmente esplicito, oltre a quelli discriminatori sulla base di etnia, sesso, religione, nazionalità, disabilità, età. Una censura vera e propria, resa necessaria proprio perché le regole di buona creanza non esistono più.

Forse basterebbe astenersi dai social o ridurli al minimo, ma ormai pare diventato impossibile. Come dimostra il secondo episodio avvenuto in Casa Windsor. Da pochi giorni anche la regina Elisabetta ha un proprio account Instagram, dopo quello Facebook aperto cinque anni fa. I suoi collaboratori tengono a precisare che intende alimentarlo da sola o quantomeno l’ha fatto con la prima foto, che la ritraeva al Museo di Scienze Naturali di Londra. Nelle sale dell’esposizione la Regina Elisabetta ha incontrato dei bambini delle elementari che facevano esperimenti di programmazione del computer e ha pensato di imitarli. Così si è fatta riprendere con l’immancabile cappellino color pervinca, ha tolto uno dei suoi famosi guanti bianchi e ha toccato sull’Ipad il pulsante dell’invio, cominciando una nuova avventura social. Ma se lo fa Sua Maestà, guida del Regno e del popolo, perché noi sudditi dovremmo astenerci?

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