Morta in sala parto prima di Natale, «L’ospedale ci ha lasciati da soli»
Neonati morti in sala parto, la denuncia dei genitori della piccola Alice deceduta il 23 dicembre all’ospedale Maggiore di Lodi: «Vogliamo che sia fatta chiarezza su quanto accaduto alla nostra bambina»

Neonati morti, parla una famiglia: «Nessuno ci restituirà la serenità, ma vogliamo chiarezza»

«Ho preso tra le braccia mia figlia morta, non lo dimenticherò mai più» racconta la mamma, ma il supporto psicologico promesso non è arrivato

Un dramma pesantissimo, una vicenda sulla quale fare subito chiarezza. «Prendere in braccio mia figlia morta non è stato semplice. Non lo dimenticherò più». A sfogarsi con queste parole è Fabio Bonati, il papà della bimba deceduta in sala parto il 23 dicembre, giorno del suo compleanno. Una tragedia sulla quale sta indagando la procura, in seguito alla denuncia dei due genitori di Vidardo. A coordinare le indagini è il pm Sara Zinoni. «Nessuno ci restituirà più la serenità di prima», dicono i genitori della piccola Alice.

A casa, ad aspettarla con ansia, come regalo di Natale, c’era anche la sorellina di 7 anni. In questi giorni la bimba ha disegnato la sua famiglia: due alberi grandi e due piccoli vicini vicini. In alto, nel cielo, un enorme cuore. “Alice ci protegge da lassù», le dicono sempre mamma e papà quando lei chiede perché la sorella non sia mai arrivata a casa.

Ad assistere i coniugi Bonati è l’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’Associazione vittime incidenti stradali sul lavoro e malasanità. «Dopo le dimissioni, il 24 dicembre - dicono i genitori - non abbiamo più sentito nessuno del reparto, non abbiamo ricevuto telefonate, niente di niente. La direzione ha annunciato un’equipe di psicologi per sostenere gli operatori, ma per i genitori che hanno subito una perdita così grave non hanno previsto nulla? Il personale è venuto in stanza da mia moglie a chiedere scusa, ma il pediatra Giuseppe Limoli è stata la persona che abbiamo sentita più vicina di tutte».

Papà Bonati trattiene a stento le lacrime. «La direzione - commentano mamma e papà - ha dichiarato che casi del genere, dal punto di vista epidemiologico, sono rari, intorno al 4 per mille. Crediamo che parlare di statistica sia irrispettoso, soprattutto adesso che non c’è ancora una diagnosi. Nessuno ci restituirà più la serenità di prima». I genitori chiedono che sia fatta chiarezza: «Vogliamo solo sapere la verità - commenta Bonati -, le spiegazioni del personale erano contraddittorie».

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