Profughi “senza rete”, l’allarme dei sindaci

Profughi “senza rete”, l’allarme dei sindaci

Il Consorzio servizi alla persona avverte: «Serve un accordo tra prefettura, strutture e comuni»

Sull’emergenza profughi «C’è necessità di trovare un accordo tra prefettura, strutture e Comuni». A parlare è Giorgio Savino, direttore del Consorzio servizi alla persona di villa Braila. Ma la sua voce è quella di tanti sindaci del territorio, alle prese con la delicata questione dei migranti che, scaduti i termini di accoglienza, restano senza rete di protezione. Un fenomeno salito alla ribalta recentemente con i casi umani di due donne nigeriane con figlioletto a carico tra Meleti e Caselle Lurani. Ma che pare destinato a coinvolgere numerose altre realtà comunali e assistenziali

Dopo l’episodio della donna rivoltasi al nostro giornale, per esempio, il sindaco di Caselle Lurani, avverte: «Non sarà solo un problema del nostro Comune questo dei profughi. Si tratta di persone arrivate tramite i bandi della prefettura, bisogna riuscire a fare il punto della situazione. Le problematiche non possono essere scaricate sui sindaci. Si tratta di un problema distrettuale, che va visto in una situazione di prospettiva. Per quanto riguarda la giovane nigeriana ho già dato indicazioni all’assistente sociale di verificare ancora la situazione».

Giorgio Savino

Chi si prepara al futuro è Caselle Landi, dove «Insieme al Consorzio - spiega il sindaco di Piero Luigi Bianchi - stiamo cercando di costruire un progetto complessivo. Da noi ci sono due famiglie con bambini piccoli che terminano il percorso a giugno: in un caso si tratta dei due genitori con 3 bambini e nell’altro di una mamma sola con 3 bambini. I figli vanno a scuola, i genitori fanno delle attività e i loro corsi di formazione e preparazione al lavoro. Faremo in modo che possano integrarsi nella società». E mentre Pierluigi Cappelletti, sindaco di Orio Litta, chiede aiuto per gestire la situazione di una 26enne nigeriana con un bambino di 2 anni il cui progetto di accoglienza è scaduto a metà dicembre, a tirare le somme è ancora Savino: «Il fenomeno del termine dell’accoglienza non può finire sulle spalle delle amministrazioni comunali. Tutte le persone che stanno terminando i percorsi di accoglienza sono in situazioni di vulnerabilità. I Comuni non possono trovarsi a pagare costi e oneri di scelte che non hanno effettuato».

Leggi l’approfondimento sull’Edizione de Il Cittadino di Lodi in edicola giovedì 28 febbraio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.