Il Maffeo Vegio guida la rivolta contro la nuova maturità

Il Maffeo Vegio guida la rivolta contro la nuova maturità

La lettera di 64 docenti della scuola di Lodi: «Facciamo sentire la nostra voce»

Parte dal Maffeo Vegio di Lodi la “rivolta” contro la nuova maturità. Sessantaquattro docenti dell’ex istituto magistrale hanno siglato una lettera di protesta stilata, in modo unitario, dai tre componenti delle Rsu, Laura Coci (Cgil), Roberto Lauciello ed Enrico Lodigiani (Cisl). La lettera è stata inviata alla preside Laura Fiorini e ai sindacati confederali, nella speranza che il documento venga spedito al Ministero e che la protesta si allarghi: «La lettera - commentano consapevoli i rappresentanti sindacali -, non cambierà la norma, ma almeno noi ci proviamo, facciamo sentire la nostra voce e diciamo “not in my name”, non nel mio nome».

Laura Coci

Le lamentele sono numerose: «Dagli anni ’90 continuiamo a subire cambiamenti - spiega per esempio Laura Coci -. Abbiamo avuto la riforma Berlinguer, poi la Moratti, la Gelmini, la Buona scuola e adesso questa. Bisogna dare il tempo ai docenti di preparare gli studenti. O vogliamo preparare gli alunni fin da ora al precariato che li attende?. La preparazione alle nuove tipologie di esame non s’improvvisa. Noi, grazie anche al corso che la preside ci ha fatto fare, abbiamo allenato gli studenti alle diverse tipologie di esame a partire dalla terza. Cambiare adesso non è rispettoso. Significa svalutare il lavoro dei docenti e degli studenti». A farle eco è Roberto Lauciello, secondo il quale «una riforma sarebbe stata auspicabile, ma il problema sono i tempi. Non è possibile definire così tardi un momento importante come questo».

Tra l’abolizione del saggio breve nella prova di italiano e quella del tema di storia, Coci è un fiume in piena. «Anche Liliana Segre è insorta. Come docente di storia la ritengo una gravissima abolizione. Le tracce d’italiano, poi, si riducono quasi esclusivamente all’analisi e alla comprensione. È limitante rispetto alla capacità critica di uno studente di V». Senza contare, come rileva Lauciello, il ridimensionamento dell’alternanza scuola-lavoro o l’abolizione dell’argomento a scelta: «Gli studenti dovranno scegliere (mediante sorteggio!) quesiti relativi a conoscenze inerenti a discipline del curricolo e a non meglio precisate conoscenze in ambito di cittadinanza e costituzione. La tesina è stata cancellata e le griglie di valutazione sono ancora incomplete». Morale? Bocciata. Ma non la popolazione studentesca: dietro la lavagna finisce la riforma.

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