Ogni anno buttiamo nella spazzatura 15 miliardi di cibo

di Marco Testi

La notizia che viene dalla lettura del rapporto Waste Watchers e Last Minute (associazioni che hanno come obiettivo l’informazione e il recupero di cibo non utilizzato) mette i brividi. Perché sapere che sprechiamo pane e verdure, solo per fare un esempio, buttandole nell’immondizia già di per sé non è una bella notizia. Ci sono persone che darebbero qualsiasi cosa per poter accedere a quegli sprechi. Ma la notizia pessima è che a finire nei cassonetti non sono rimasugli di feste in cui si cucina un po’ di più per gli ospiti, si sa, uno ci tiene a fare bella figura a cominciare dai fornelli. No.

Quantizzando questi sprechi, ci troviamo di fronte a miliardi. Esattamente 15. Mangiamo troppo, lo sapevamo, mangiamo male, e pure questa non è una novità, anche se la dieta mediterranea è da sempre considerata una delle migliori al mondo, a patto di non esagerare.

Ma che buttiamo nella spazzatura l’equivalente del quasi lo 0,90 del Prodotto Interno Lordo, il famigerato Pil, fa riflettere. E riflettere vuol dire non puntare il dito accusatore contro gli altri, convinti che il colpevole sia sempre altrove, ma cominciare a pensare ai nostri, di sprechi.

E capire che non è solo un problema di non comprare quantità maggiori di quello che ci serve realmente, ma di organizzare la contromossa per quando in ogni caso ci avanza il cibo.

Perché non è solo questione di ristoranti, fast food e mense, di cucine pubbliche, per essere espliciti, ma soprattutto di famiglie, dove lo spreco è dell’ottanta per cento. Allora bisogna pensare o a congelare le rimanenze, quando lo si può fare, o a “trasformare” la carne avanzata in sughi, per esempio un succulento ragù, o la frutta un po’ malandata o troppo matura in macedonia, frullati o marmellate. La pasta avanzata del giorno prima può diventare un timballo al forno, e il pane indurito si può trasformare in pangrattato, per fare pochissimi esempi.

Ma non solo ricicli domestici a nostro uso e consumo: in alcune città, da nord a sud, e questo è una bella notizia, mercati ortofrutticoli recuperano le rimanenze ancora consumabili per portarle, tra l’altro, ad associazioni benefiche.

E non si tratta di solo cibo: le sinergie positive stanno occupandosi di beni ingombranti (mobili, ad esempio) che sarebbero altrimenti gettati via o della raccolta di prodotti farmaceutici non ancora scaduti.

Per fortuna non solo cattive notizie: il buonsenso, la salvaguardia della natura e la sorte di chi ha poco o nulla non sono solo argomenti di polemica, ma cooperazione senza scopo di lucro. Esempi da imitare, a cominciare dalle nostre cucine. Il ricco Epulone non è una parabola legata ad un periodo storico passato per sempre, ma un ammonimento a tutti noi. Lazzaro può non essere sotto la nostra mensa, però potrebbe vivere anche solo con i nostri sprechi.

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