Aumentano gli immobili confiscati: Lodi non è “immune” alla mafia
Pubblico di ogni età all’incontro che si è tenuto al Bassi

Aumentano gli immobili confiscati alla mafia nel Lodigiano

La mappa è stata presentata al Bassi durante l’evento di Libera

Nel 2015 erano tredici i beni immobili confiscati alla mafia in via definitiva, ma il numero nel giro di tre anni è raddoppiato, salendo a quota 25 nella provincia di Lodi, assieme a due aziende che vanno ad aggiungersi a quest’ultimo dato. Numeri che spingono a riflettere, a cui si aggiunge, in una scala da 5 a 1 - dove il numero 5 rappresenta una bassa presenza mafiosa ed il numero 1 una intensa -, il livello 4 in cui Lodi è inquadrata con la tendenza a risalire la scala, basata su dati reali, come le sentenze inerenti associazioni mafiose. A tracciare l’attuale situazione lodigiana, lombarda e nazionale è stato l’incontro di ieri pomeriggio, nell’aula magna dell’istituto Bassi.

L’appuntamento, organizzata da Libera e Cgil e dal titolo “Il futuro che è qui: la politica dell’odio, il risveglio delle coscienze”, si è articolato in diversi momenti, illustrati anticipatamente da Luigi Guarisco, referente regionale di Libera, non prima però della proiezione di un video inerente la questione migratoria e l’importanza della solidarietà.

A seguire l’intervento di Vincenzo Moriello, responsabile legalità di Cgil Lombardia, il quale ha presentato i dati inerenti il fenomeno mafioso, sulla percezione di quest’ultimo, raccolti grazie a questionari ed interviste, sia a livello nazionale che regionale.

Proprio qui sono emersi molti dati contrastanti: in Lombardia il 29,5 per cento lo considera nella propria zona un fenomeno marginale, oppure preoccupante, ma non socialmente pericoloso (il 26,3 per cento), ma allo stesso tempo diffuso in molti settori di interesse pubblico, come lo smaltimento illecito di rifiuti (15 per cento) o la corruzione di dipendenti pubblici (21,1 per cento).

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