Salvata dal soffocamento con la manovra di Heimlich
La scuola Arcobaleno di via Tortini a Lodi dove si è sfiorata la tragedia

Una cuoca della scuola Arcobaleno salvata dal soffocamento

Decisivo l’intervento di un’insegnante, volontaria della Croce Bianca: «Vorrei che la gente capisse l’importanza di conoscere le manovre di primo soccorso di base»

Una cuoca rischia di morire per un pezzo di pane andato di traverso e non respira più, ma un’insegnante interviene e la salva. Tragedia sfiorata nei giorni scorsi alla scuola primaria Arcobaleno di via Tortini a Lodi. È il terzo caso in poco tempo che interessa il Lodigiano, dopo la morte della 43enne Annamaria Bianchi a San Colombano a gennaio, e poi con un bambino salvato da un altro cliente, un insegnante di San Colombano, in coda all’Ikea di San Giuliano. E anche l’insegnante dell’Arcobaleno è una 28enne banina, da anni volontaria della Croce Bianca di Milano, sezione di San Colombano. «Importante che la gente capisca il valore delle tecniche salvavita come la manovra di Heimlich» sottolinea la donna.

Al termine del turno di mensa dei bambini, dopo aver sistemato il refettorio e la cucina, mentre era il turno delle cuoche di pranzare, improvvisamente dalla sala è uscita una cuoca disperata che chiedeva soccorso perché una collega, mentre mangiava un panino, aveva cominciato a non respirare più e dava segni di soffocamento. In corridoio in quel momento c’erano alcune insegnanti in attesa di riprendere le lezioni, tra cui Elisa, 28enne di San Colombano, da anni volontaria di Croce Bianca. «Appena sono arrivata era evidente che faticasse a respirare perché aveva un’ostruzione delle vie aeree, senza riuscire a tossire - racconta -. Così mi sono messa dietro di lei e ho cominciato a praticarle la classica manovra di Heimlich, con le pacche intercostali e la spinta sulla pancia, fino a quando sono riuscita a sbloccarle l’occlusione. Nel frattempo è arrivato anche il 118, con l’ambulanza e il medico, e tutto si è risolto per il meglio».

La giovane insegnante racconta l’accaduto con molte riserve, perché non vuole visibilità, ma alla fine si è convinta a spiegare tutto. «Sì, perché vorrei che la gente capisse l’importanza di conoscere le manovre di primo soccorso almeno di base, come questa – conclude Elisa -. Sui posti di lavoro si fanno dei corsi obbligatori, ma spesso non vengono seguiti con grande attenzione e partecipazione. Invece purtroppo può capitare di avere bisogno di mettere in pratica quanto imparato».

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