L’educazione alla sessualità non è un optional formativo

di Corrado Sancilio*

Si sa che compito della scuola è occuparsi di formazione e di educazione. Conoscere i contenuti e aiutare i ragazzi a crescere nei valori della vita non sono variabili di un processo, ma è esso stesso il processo che porta a formare una personalità, un carattere, una persona. L’educazione, dunque, è parte essenziale di questo cammino e di “educazioni” alla scuola ne sono state affidate parecchie: ambientale, stradale, alla salute, alimentare, alla sicurezza, alla legalità, alla lotta al bullismo e cyberbullismo. Le diverse educazioni hanno portato il Ministero a considerare la possibilità di raggrupparle in un quadro unitario da introdurre mediante lo studio di Cittadinanza e Costituzione.Un capitolo a parte merita l’Educazione Civica che a grande richiesta avanza a passi spediti verso una sua completa riabilitazione come specifica materia di studio così come l’aveva inserita nei programmi scolastici nel 1958 l’allora ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro.

Alle sei educazioni sopra ricordate ne manca una che a vario titolo ha avuto alterne vicende in tema di attenzione a livello sociale, famigliare e scolastico non fosse altro che per la sua complessità nel ricercare una corretta azione pedagogica. Stiamo parlando dell’educazione sessuale nella scuola. Una materia delicata, complessa e coinvolgente che richiede una specifica preparazione, evitando improvvisazioni che per quanto generose possano essere, se lasciate a superficialità e mancata preparazione possono portare a nefasti risultati.

A rivolgere nuovamente i riflettori su di essa ci ha pensato Papa Francesco di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù a Panama nella sua consueta conferenza stampa in aereo. Rispondendo, infatti, ad alcune domande dei giornalisti che tradizionalmente lo accompagnano nei suoi viaggi, sull’educazione alla sessualità è stato alquanto chiaro: «Nelle scuole bisogna fare educazione sessuale. Il sesso è un dono di Dio. Non è un mostro».

È stata questa la risposta data ad una precisa domanda posta da una giornalista americana sul fenomeno alquanto diffuso in America Latina e in Centro Amarica sulle gravidanze precoci. «Il problema - continua Papa Francesco - è anche nella scelta di quali insegnanti per l’educazione sessuale nelle scuole, di quali libri di testo. L’ideale è che l’educazione sessuale cominci a casa, con i genitori anche se questo non sempre è possibile, per tante diverse situazioni familiari. Allora, è necessario che la scuola supplisca a questa mancanza, altrimenti rimane un vuoto che verrà riempito da qualche ideologia».

Ci vuole un Papa che, scevro da ogni forma di bigottismo, riapri un capitolo educativo della massima importanza nella società di oggi dove a farla da padrone ci sono internet e i social anche con le loro brutture e pseudo approcci alla sessualità. Questo è un campo che non può essere lasciato agli esperti dell’hard pronti a farsi avanti come promotori di teorie educative da proporre nelle scuole agli studenti, al contrario l’educazione sessuale dovrebbe essere vista come un cammino formativo da pianificare, proporre e affrontare con perizia pedagogica in campo scientifico, emotivo e relazionale.

Un cammino che liberato da una storica visione del passato fondata sull’antitesi di pensiero tra sessualità e spiritualità (nel terzo secolo d.C. lo scrittore Origene si auto evirò a diciotto anni per piacere a Dio), ritrovi una percezione di un autentico processo educativo da vivere insieme ai ragazzi nelle fasi più delicate della loro crescita. Di fatto bisogna ritornare ad esaminare specifiche proposte di legge già in passato presentate, ma mai portate a termine, perché non è più tempo di considerare l’educazione sessuale un optional educativo di scarso interesse formativo. Nossignore.

Vale forse la pena precisare che la scuola italiana condivide con Bulgaria, Lituania, Cipro, Polonia, Romania e Spagna, per questa materia, un vuoto legislativo che in altri Paesi dell’Unione Europea è stato colmato senza problemi. Non è con l’installazione dei distributori di profilattici nelle scuole a prezzi calmierati, come successo in alcune scuole, che si affronta il problema dell’educazione alla sessualità tra i giovani.

È come offrire un’astrusa scorciatoia su un problema che così rischia di essere banalizzato a tal punto da ridurlo a un problema di forniture di un prodotto da non far mancare accanto a bibite, panini e snack. Anche Lupo Alberto, famoso fumetto satirico molto letto tra i giovani nelle scuole degli anni settanta, (quelli della mia età se lo ricorderanno bene) si è gettato nella mischia dell’educazione sessuale nelle scuole con studenti e genitori schierati ora dall’una ora dall’altra parte accomunati però da un unico e pungente richiamo alla classe politica sorda a prendere iniziative alimentate però da promesse mai mantenute.

La speranza è che siano maturati i tempi per un rinnovato interesse verso un processo formativo che tocca una particolare sfera educativa purtroppo non affrontata dalle famiglie vieppiù esposte, oggi più di ieri, a tremende ricadute in termini di crisi di ruoli genitoriali.

«L’ideale è che l’educazione sessuale cominci a casa, con i genitori» auspica il Santo Padre, ma il contesto è tale che se è difficile parlare di sussidiarietà, necessario appare, invece, come da più parti viene auspicato, coprire un vuoto, supplire una mancanza che sta creando un disastro sociale in termini educativi, giustappunto perché l’educazione alla sessualità è spesso declinata nella sfera del puro piacere fine a se stesso fino a identificarsi col proprio desiderio mediante l’esaltazione dei sensi, trascendendo il valore etico, sociale e affettivo in essa insito.

Per dirla con Aristotele «I piaceri del corpo e in genere tutti quelli che danno ebbrezza, spingono l’uomo a non contenersi».

*preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

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