L’agricoltura è alle prese con “i giorni della merla”

di Andrea Zaghi

La storia agraria è costellata di alti e bassi nelle produzioni in una lotta perenne contro l’andamento del clima. Oggi non è tanto diverso da cento o duecento anni fa. E non è solo questione di eventi climatici catastrofici: a mettere in ginocchio l’agricoltura è sufficiente una siccità più prolungata del solito, una gelata più cattiva, uno sbalzo termico non previsto. Con tutte le conseguenze del caso, prima di tutto sui mercati. La falce del clima riduce i raccolti e fa aumentare i prezzi. È accaduto anche in questi giorni soprattutto per gli ortaggi. Segno che, al di là di tutte le innovazioni tecnologiche, l’agricoltura è ancora settore fortemente legato ad eventi incontrollabili dei cui effetti è difficile tenere conto.

A fare il punto è stato qualche giorno fa l’Ismea (che monitora costantemente l’andamento della produzione e de mercati di tutti i prodotti agroalimentari in Italia e all’estero). L’indicazione arrivata è semplice: “Le temperature rigide e le nevicate che hanno interessato principalmente gli areali del centro-sud nelle ultime settimane – ha spiegato una nota -, hanno prodotto un’escalation dei prezzi all’origine per tutti gli ortaggi, a causa di una forte contrazione dell’offerta”. Oggi esattamente come cento e più anni fa, appunto.

Ad essere colpiti dai rincari sono stati sia gli ortaggi coltivati in pieno campo, sia i prodotti in serra, che nel caso di strutture non riscaldate risultano comunque sensibili al calo delle temperature. A conti fatti, dice Ismea, mediamente nel mese di gennaio si sono registrati incrementi dei prezzi del 90% su base annua per cavolfiori, dell’82% per l’indivia, del 63% per le lattughe, del 59% per i carciofi e del 116 % per i finocchi.

Un aumento dei prezzi è stato rilevato anche per i prodotti di serra, in particolare cetrioli, zucchine e melanzane. In questi casi, spiega sempre Ismea, “l’abbassamento delle temperature ha portato al ridotto accrescimento dei frutti ortivi, con conseguente riduzione dei quantitativi commercializzati”.

Certo, occorre fare attenzione. Se da un lato la tropicalizzazione del clima ha condotto a fenomeni estremi, alterando anche il ritmo naturale delle stagioni, dall’altro gli effetti del clima sono – come accennato prima -, fatti che l’agricoltura deve mettere in conto. E che addirittura sono entrati nei calendari agricoli tradizionali: i “giorni della merla”, non sono un’astrazione ma il frutto di una realtà consolidata nelle campagne italiane.

I problemi dell’agricoltura in relazione al clima oggi però si fanno più complessi ancora. Il cambiamento e la destagionalizzazione delle abitudini alimentari possono accentuare le crisi di mercato con l’inserimento di elementi di concorrenza (spesso sleale) che non fanno bene alle imprese agricole.

“In queste condizioni – è stato il monito della Coldiretti – è necessario verificare che sulla pesante crisi che ha colpito gli agricoltori non si innestino pericolose speculazioni che colpiscono produttori e consumatori o frodi con il prodotto di importazione spacciato per prodotto nazionale”. Se poi i cambiamenti climatici si estendono oltre i confini nazionali, tutto si amplia innescando ulteriori effetti a catena che possono sfuggire di mano.

Parrebbe quasi, d’altra parte, che le nuove tecnologie colturali e di difesa delle coltivazioni, siano impotenti di fronte a mutamenti climatici che appaiono sempre più forti e pervasivi, oltre che con effetti devastanti sui bilanci aziendali. Coldiretti a questo proposito ha fornito un dato sintetico e chiarissimo: nel 2018 solo il gelo avrebbe provocato danni all’agricoltura italiana stimati in circa 1,5 miliardi.

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