Deragliamento, un anno dopo: «C’è chi non prende più il treno»
Pioltello, l’incidente ferroviario del gennaio 2018

«Un anno dopo l’incidente di Pioltello c’è chi non riesce più a prendere il treno»

Parla la psicologa Brivio di Melegnano, che ha curato le vittime del disastro ferroviario

È una psicologa di Melegnano a guidare il team di professionisti che hanno assistito durante quest’anno 37 pendolari che un anno fa erano sul treno deragliato a Pioltello. Nel disastro ferroviario persero la vita tre donne e chi viaggiava su quel convoglio porta ancora i segni di quello che ha vissuto. Spiega la dottoressa Roberta Brivio: «Per tanti salire su un treno è ancora un incubo».

Il lavoro portato avanti dalla psicologa In qualità di presidente della Sipem (Società italiana di psicologia dell’emergenza) Sos Lombardia è decisamente impegnativo. Perché se a un anno esatto di distanza da quella tragedia, avvenuta il 25 gennaio del 2018, «è ancora ben vivo il ricordo della terribile mattinata», spiega Brivio. Così, se «in una trentina di casi i pazienti sono notevolmente migliorati - confida la psicologa - per alcuni di loro il lavoro si prospetta ancora lungo e complesso. C’è chi rivive quel terribile disastro in frequenti incubi notturni, al termine dei quali si sveglia di soprassalto in preda all’angoscia».

Roberta Brivio

La psicologa e il suo staff sanno di dover affrontare un percorso complesso: «Attraverso una serie di tecniche specifiche cerchiamo di aiutare le vittime a superare il trauma», riprende Brivio. E il trauma complesso, perché oltre all’angoscia che attanaglia molti dei sopravvissuti ogni qual volta salgono su un treno («al minimo sobbalzo la paura cresce a dismisura»), anche «viaggiare in auto con i familiari non è certo semplice: a spaventarli è soprattutto la velocità, in presenza della quale sono di fatto terrorizzati. Ecco perché - spiega la psicologa - solitamente scelgono convogli che, fermando nelle varie stazioni del territorio, non raggiungono mai velocità particolarmente elevate. C’è poi chi non ha ancora ripreso l’occupazione e chi, avendo deciso di lavorare da casa, si reca in ufficio una sola volta a settimana». Morale: «Il nostro è un lavoro indubbiamente delicato - chiosa Brivio - in diversi casi episodi simili sono come delle cicatrici che ti segnano per sempre».


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