Adesso arriva nelle scuole il rilevatore di impronte digitali

di Corrado Sancilio*

Se da noi nessuno conosce Elias, in Finlandia è una star, molto noto nell’ambiente scolastico per le sue capacità di dialogare, di approfondire gli argomenti richiesti, ma soprattutto di capire gli alunni quando sono in difficoltà. Elias è un eroe anche se al momento opera in pochissime classi. Di lui si fidano ciecamente tutti, dal preside ai colleghi, dai genitori agli alunni.

Per farla finita Elias è un insegnante robot, parla 23 lingue, comunica con gli allievi in finlandese e in inglese, risponde alle domande che gli pongono gli alunni, è dotato di un software che riesce addirittura a comprendere le esigenze dei suoi allievi. È paziente al punto che a richiesta ripete le lezioni per non lasciare nessuno indietro. Elias sa tutto, solo che è un robot, non ha un’anima, non ha sentimenti, ma soprattutto non ha nulla di umano. Di buono c’è che non fa il furbo e quindi non ha bisogno di timbrare il cartellino o lasciare le impronte digitali per accertare la sua presenza a scuola. Cosa che tra non molto potrebbe, invece, accadere nelle nostre scuole.

Sto parlando della polemica che monta giorno dopo giorno a seguito del disegno di legge presentato in Parlamento dalla ministra delle Funzione Pubblica Giulia Bongiorno sulla “Concretezza ed efficienza della Pubblica Amministrazione e Prevenzione del'Assenteismo”. Un provvedimento che intende colpire soprattutto i furbetti del cartellino che tanta cattiva pubblicità hanno riversato sulla Pubblica Amministrazione. Ebbene questo provvedimento legislativo prevede che anche nelle scuole si deve provvedere alla rilevazione delle presenze di tutto il personale e quindi anche dei docenti mediante la tracciabilità di dati biometrici ovvero ogni scuola deve provvedere a installare apparecchiature che rilevino le impronte digitali.

Come il muro di Trump con il Messico anche nel nostro caso le spese necessarie per installare le attrezzature tecnologiche saranno a totale carico del bilancio delle stesse scuole. Un provvedimento su cui non c'è stato nemmeno un confronto con i sindacati, ma intanto è stato già approvato al Senato e a giorni dovrebbe approdare alla Camera. Che dire.

Sicuramente i tanti furbetti del cartellino hanno dato una mano alla ministra Bongiorno per accelerare l'iter parlamentare. E come darle torto? Come si può dimenticare lo storico filmato che immortala un vigile municipale di Sanremo timbrare il cartellino in mutande, licenziato dal Comune e ora in attesa del processo. E' vero. Tanti episodi regolarmente ripresi e offerti al pubblico giudizio ci narrano di dipendenti disonesti fino a dare della Pubblica Amministrazione un'immagine che una volta generalizzata fanno di tutti i dipendenti un unico fascio, una pletora di furbi contro cui la ministra ha ingaggiato una battaglia senza precedenti. Si rischia di buttare via la pasta con l’acqua di cottura.

Banditi i cartellini divenuti oramai strumento condivisibile tra dipendenti che per mutuo soccorso si rendono disponibili a timbrare anche per i colleghi assenti, bisognava trovare un nuovo sistema di rilevazione che la ministra della Funzione Pubblica ha visto nella tecnologia con il riconoscimento biometrico attraverso le impronte digitali.

Dunque nelle scuole tra non molto vedremo all'entrata un apparecchio tecnologico di rilevazione delle presenze mediante impronte digitali che si affiancherà alle telecamere che si vuole piazzare nelle aule soprattutto delle scuole materne per cercare da una parte di combattere i furbetti delle false presenze e dall'altra per stanare gli insegnanti “picchiatori”. Ma che sta succedendo nella pubblica amministrazione in generale e nelle nostre scuole in particolare?

Tra telecamere nelle aule e rilevatori di impronte digitali agli ingressi, si prospetta un clima da "guerra fredda" tra dipendenti e ministero dove i rapporti saranno garantiti più da uno scambio tecnologico che non da un rapporto umano. La storia documentata ci dice, purtroppo, che in tante situazioni la scaltrezza ha preso il posto della fiducia tra persone.

È la società dei furbi. La furbizia oggi è diventata un valore, una virtù eroica che mette al riparo il procacciatore di espedienti dalla pretesa del rispetto delle regole. Un valore che non è solo di specifico appannaggio della pubblica amministrazione, ma anche espressione di fiducia che con gli anni viene meno in tutti gli ambienti lavorativi sia pubblici che privati. Di furbi, purtroppo, la società è piena in ogni settore. "Li ho fregati" è un’espressione che spavaldamente talvolta sentiamo proferire con orgoglio da chi crede di porsi a rarità sociale, quasi un esempio da imitare, la cui variabile scolastica è “ma chi me lo fa fare”.

Molto duro, a tal proposito, il giudizio dato da Giuseppe Prezzolini, scrittore e saggista del Novecento: «L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano e crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono». È come voler dire che il disfattismo diventa un’esemplare condotta di vita. Sfiducia e pessimismo regnano incontrastati in un ambiente come la scuola dove al contrario dovrebbe prevalere amore per la ricerca, sete di conoscenza da trasmettere, in virtù del quale è possibile lasciare un segno, dando pieno significato all’insegnamento che presuppone, appunto, l’arte di “lasciare un segno”. Personalmente sono contrario al rilevatore biometrico nelle scuole come pure perplessità ho sulla postazione delle telecamere nelle aule.

Avrei visto meglio dare più potere ai presidi per intervenire nelle necessità, ma anche in questo caso dal confronto sindacale questa soluzione ne è uscita sconfitta. A questo punto non rimane che aggrapparsi a un desiderio, quello di vedere un cambiamento di mentalità. Utopia? Può darsi. Intanto Karl Popper, sociologo e filosofo del novecento, sosteneva che «i nostri sogni e desideri cambiano il mondo».

*preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti ( 0 ) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito . I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati.