Lupi in pianura, il giallo sui giornali
Un esemplare di lupo, simile a quelli avvistati negli ultimi anni in provincia di Piacenza e nel Parco del Ticino

Animali selvatici, quando il caso dei lupi in pianura finì sui giornali

Nel 1931 un treno deragliò a San Giuliano a causa di un gregge di pecore in fuga dal predatore

I lupi dall’Appennino tornano nei nostri campi: l’ultimo avvistamento in ordine tempo in Pianura Padana è avvenuto all’inizio di quest’anno a Mucinasso, non lontano da Piacenza.

In passato i lupi si muovevano su tutta la fascia alpina e prealpina ma soprattutto d’inverno frequentavano le nostre campagne a caccia di prede. Scomparvero nella seconda metà dell’Ottocento, ma correva il 12 febbraio del 1931 quando sul giornale veniva stampata la storia di un treno, di un gregge e di…un lupo. A San Giuliano infatti un convoglio deragliò a causa di un gregge di pecore in fuga dal predatore.

Un fenomeno non sorprendente per gli zoologi considerato che la specie appenninica è piccola, elusiva, solitaria, e si può anche scambiare per un cane randagio. Come successe a San Fiorano nel dicembre 2017. E dal Sudmilano al Lodigiano anche i nomi raccontano la storia locale del lupo.

Un lupo avvistato di recente nella Bassa

«Nella mia ricerca a livello lombardo ho catalogato circa 150 toponimi legati al carnivoro e una decina di questi sono divisi tra il Sudmilano e il Lodigiano», racconta Riccardo Mancioli del Wwf Sudmilano. Come cascina Cantalupo a San Giuliano Milanese, un nome nato dal costante ululare dei lupi udito nella zona; Lovera e Loverola a Lodi, la cui origine deriva dalla presenza di trappole per catturare il lupo; cascina Pesalupo, un nome che nasce dal fatto che i lupi, una volta uccisi, venivano esposti e, appunto, pesati. E a Orio Litta il 21 novembre 1765 una lupa attaccò e ferì tal Paolo Angiolo Ponzone, ne sbrana il cane e poi attacca e ferisce 16 altre persone, come racconta Giovanni Todaro ne “La Bestia di Gevaudan”».

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