Il clima di paura che ci assale e le radici della sicurezza

di Andrea Casavecchia

Il clima sociale del Paese continua a misurarsi con il tema della sicurezza, che sembra il filo conduttore degli ultimi anni e prevedibilmente si confermerà per il futuro prossimo, visto l’esordio 2019. D’altronde è la prossimità della crisi, da cui non riusciamo a distogliere il nostro immaginario, a ravvivare continuamente quella fiammella.

Così parlare di accoglienza diventa un tabù sociale.

Abbiamo paura dell’altro che si avvicina, senza essere invitato, che cerca di trovare un nuovo posto in cui vivere proprio vicino alle nostre case. Chi parla di accoglienza è tacciato di buonismo… E lo straniero, quello povero, è visto come minaccia, è la calamita che attrae lo sfogo e diventa bandiera politica. Lo osserviamo con il dibattito sull’applicazione di alcuni articoli del “decreto sicurezza” a cui si contrappongono alcuni sindaci che ne chiedono la verifica di costituzionalità.

Tuttavia la fiammella dell’insicurezza si genera da fattori diversi: la forte precarietà del lavoro, che non significa soltanto alti tassi di disoccupazione, ma anche difficoltà di calarsi in un nuovo panorama di produzione e servizi 4.0; il progressivo invecchiamento della popolazione; la difficoltà di costruire luoghi di aggregazione sociale che non siano connessi al conusmo; l’incapacità di prevedere il proprio futuro, perché non si riesce a capire in quale direzione si vuole dirigere la nostra Italia; la difficoltà a conservare e tutelare il patrimonio collettivo acquisito (le buche delle strade e gli allagamenti dopo le prime piogge ne testimoniano la gravità senza citare le tragedie più gravi). Il controllo del territorio in tale contesto è senz’altro importante, perché se attuato mostrerà ai cittadini la vicinanza delle istituzioni.

Però è opportuno ricordare che le radici della sicurezza sono nella solidarietà tra le persone, nascono dall’incontro aperto con l’altro che alimenta la fiducia. Come ha evidenziato Papa Francesco nella sua Evangelii Gaudium (188): «La parola “solidarietà” si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni».

C’è, allora, una via per costruire solidarietà nella nostra società. il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella l’ha indicata durante un passaggio del suo seguitissimo discorso di fine anno: «La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza. Sicurezza è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati dopo una vita di lavoro: tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro».

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