Nel Natale della Caritas gli “ultimi” tornano primi

Nel Natale della Caritas gli “ultimi” tornano primi

Anche il vescovo Maurizio ha partecipato al pranzo per i poveri, sempre più numerosi, esortando la società a non emarginare nessuno

Sono sempre di più, anno dopo anno. E alcuni di loro, purtroppo, hanno perso praticamente tutto. Sono i poveri nel Lodigiani, coloro ai quali sabato scorso la mensa Vescovile ha dedicato il pranzo natalizio organizzato dalla Caritas. L’occasione per offrire un momento di gioia, condivisione e solidarietà ai volontari e agli ospiti dei servizi di accoglienza di Lodi, al quale hanno partecipato 150 persone, compreso un ospite speciale: il vescovo di Lodi, Maurizio Malvestiti, che impartendo la benedizione ai commensali e salutando i presenti uno a uno ha rivolto un invito alla fratellanza, al dialogo, al rispetto, e all’impegno affinché la società possa continuare a crescere, senza lasciare indietro nessuno.

In tal senso, l’impegno della Caritas è non solo lodevole, ma anche sempre più necessario: «Da quando eravamo in via San Giacomo con l’apertura della nuova mensa all’interno del seminario i poveri sono aumentati di una decina almeno, e vi sono anche lodigiani che hanno perso tutto», spiega Luca Malberti, operatore della mensa. Assieme alla Caritas diocesana, anche Progetto Insieme e le realtà collegate, dalle case di accoglienza e al Centro di raccolta solidale del cibo, continuano a lavorare a pieno ritmo, feste comprese, per garantire il pasto ai meno fortunati, qualunque siano la provenienza, la cultura, la religione.

Per questo la presenza e le esortazioni di pace, comunione e solidarietà del vescovo, accompagnato dal vicario generale, dal direttore Caritas Bosatra e di Migrantes don Tenca e dal rettore don Giavazzi, risuonano non solo come conforto per gli "ultimi”, ma anche come appello per tutta la comunità, affinché siano i migliori valori dell’uomo a fare da argine alla perdurante crisi che attanaglia sempre più la popolazione. Perché il vero bene è tale solo quando è comune. Senza emarginati, ma in un abbraccio che accolga tutti, nessuno escluso.

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