In aula la tragica notte di Gugnano: «Fu uno sparo intimidatorio»

In aula la tragica notte di Gugnano: «Fu uno sparo intimidatorio»

Prima udienza con testimoni nel processo per eccesso di legittima difesa a carico dell’oste di Casaletto Lodigiano, emergono le prime dichiarazioni del figlio ai carabinieri

«Il figlio di Cattaneo mi disse che era stato sparato un colpo a scopo intimidatorio»: così un appuntato dei carabinieri, il primo assieme a un collega di pattuglia ad accorrere all’osteria dei Amìs di Gugnano di Casaletto Lodigiano poco prima delle 4 del mattino del 10 marzo dello scorso anno, ha ricostruito stamane in tribunale a Lodi il suo sopralluogo, che nasceva dalla segnalazione di un tentativo di furto da parte della famiglia di ristoratori e che ben presto era invece diventato il primo atto di una vicenda giudiziaria diventata un caso, quello dell’imprenditore che uccide un ladro. Uno dei quattro malviventi, un romeno di 32 anni, era stato trovato senza vita attorno alle 5 davanti al vicino cimitero della frazione ma nei primi minuti, prima che venisse scoperta da un passante la salma, le vittime del furto non avevano ancora riferito spontaneamente ai carabinieri del colpo di fucile. I carabinieri della pattuglia però nel corso dell’intervento erano stati informati da colleghi di Pavia e dal personale dell’ambulanza che era arrivata una telefonata anonima che riferiva di una persona «morta per terra» nella zona di Bascapè, poco distante, e uno dei militari ebbe l’intuizione di fare domande mirate al figlio di Cattaneo. Che parlò appunto di sparo intimidatorio: un particolare finora inedito delle indagini e una rivelazione che, se troverà conferme, scrive una storia diversa rispetto alla tesi di un colpo partito accidentalmente mentre l’oste veniva trascinato a terra da uno dei malviventi per strappargli il fucile. Comunque, a quanto emerso e stando anche al capo d’imputazione da cui origina il processo, il grilletto non fu tirato prendendo la mira contro qualcuno.

La ricostruzione in aula è proseguita: dopo la dichiarazione al militare del figlio di Cattaneo, suo papà, appena arrivato in ospedale a Lodi per farsi medicare un vistoso ematoma al braccio destro, gli aveva telefonato, dicendogli di spiegare tutto l’accaduto ai militari. Probabilmente l’oste aveva sentito i soccorritori parlare delle ricerche in corso di un cadavere in zona. Il figlio del ristoratore subito dopo la telefonata aveva preso da una tasca un bossolo di fucile di plastica verde e l’aveva consegnato a uno dei carabinieri, quindi li aveva accompagnati nel cortile, dove aveva raccontato della colluttazione del padre con uno dei malviventi. Nel frattempo, vista la gazzella davanti all’osteria, un residente della frazione aveva avvicinato i militari raccontando di aver visto un uomo a terra davanti al cimitero.

La pattuglia si era quindi recata nel luogo indicato, a cento metri appena dall’osteria, e aveva trovato un uomo esanime, supino, con indosso solo i pantaloni di una tuta da ginnastica. A quel punto, avvisato il comando di Lodi, era stata lasciata una pattuglia di Pavia a presidiare la zona del ritrovamento e i carabinieri di Lodi erano tornati in osteria, dove al figlio e alla moglie di Cattaneo avevano immediatamente chiesto di consegnare gli abiti, per gli inevitabili rilievi scientifici, e anche il fucile dell’oste, che era stato preso in consegna con i guanti e non aveva , correttamente, colpi nelle canne.

Dopo l’interrogatorio del primo militare, che sarà seguito nella prossima udienza, il 13 febbraio, da quello di altri tre, il procuratore Domenico Chiaro, che rappresenta personalmente l’accusa in aula, ha voluto sentire un vicino di casa, che inizialmente aveva raccontato di aver sentito due colpi ma oggi sul tema si è limitato a un “mi sembra” non ulteriormente approfondito. L’uomo ha riferito di aver aperto una delle finestre che danno sul cortile dell’osteria e di aver sentito il figlio e la moglie dell’oste che lo rimproveravano: «Perché hai preso il fucile?». Il vicino ha ricordato di aver chiesto all’oste «te l’è ciapad?» («l’hai colpito?») e che l’imprenditore gli avrebbe risposto «sì, sì, l’ho preso». Ultimo testimone della giornata, un autotrasportatore che abita a circa 150 metri di distanza e che era già sveglio e stava portando cibo ai propri cani all’esterno: «Ho sentito due colpi, in rapida successione, come il tiro al piattello. Ma può anche essere stato l’effetto dell’eco provocato dai muri in cemento armato».

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