Non si scherza con le banche, troppi gli azionisti stranieri

di Nicola Salvagnin

Acque agitate sui grandi nomi dell’economia italiana. Tim cambia vertici frequentemente, e azionisti di controllo con la stessa velocità: sullo sfondo l’idea di scorporare le infrastrutture (e la fibra ottica) in un progetto che vedrebbe coinvolta Enel con Open Fiber. Generali è la più grande compagnia assicurativa italiana, con una catena di controllo sempre più fragile; Esselunga sta cercando partner; Fca è in bilico tra ritirata e rilancio; Luxottica ha appena concluso un matrimonio-monstre con la francese Essilor, vedremo cosa succederà; Versace è “volata” in America non sulle ali di un’Alitalia che forse verrà affibbiata alle Ferrovie… Ma il boccone più grosso è quello su cui si affollano voci finora smentite: il futuro di Unicredit, una delle maggiori banche europee sorta da varie fusioni bancarie (Credito Italiano, Casse di risparmio, Capitalia…) e poi cresciuta in Europa dell’Est e in Germania. Appunto in Germania si dice possa planare in tempi brevi. Per fuggire da un’Italia sempre più incerta e inquieta. L’azionariato di Unicredit, oggi come oggi, è sempre meno italiano. E oltralpe c’è una stabilità economica e soprattutto monetaria che qui da noi appare ogni giorno più lontana. Lo spread a 300, per dire, significa che la raccolta di denaro, per le banche e per le imprese si sta facendo sempre più cara. Questi costi inevitabilmente si sfogano sulle condizioni da applicare alla clientela: mutui, prestiti, costi vari. Ma allo stesso tempo i rincari rischiano seriamente di mettere fuori mercato le proposte “italiane”: perché concludere un mutuo al 3%, se la concorrenza straniera me lo offre al 2?

Ma se la banca diventasse “tedesca” (con succursali italiane), molte cose si sistemerebbero e molti azionisti si tranquillizzerebbero, dice chi sussurra di piani avviati dai vertici Unicredit per studiare un piano B per la holding bancaria.

Se i nostri Btp, di cui le banche italiane sono infarcite, non fossero più accettati dalla Bce (dipende dal famoso rating) come pegno dei finanziamenti a tasso zero erogati appunto dalla Bce alle banche, per quelle tricolore si prospettano tempi cupi. E, un minuto dopo, per l’intera economia italiana che è assolutamente banco-centrica. Ecco perché scherzare con questo fuoco può fare molto male a molti italiani per molto tempo.

Ce lo ha ricordato qualche giorno fa il premier greco Tsipras, memore di quanto fece lui appena tre anni fa: un’impennata di orgoglio nazionalistico, sedata in un batter d’occhio dalla realtà dei fatti e dei soldi. «Prima lo capite, meglio è per voi», ha detto agli italiani ricordando le pensioni elleniche tagliate, i licenziamenti di massa, le svendite dei beni pubblici e i bancomat contingentati.

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